Resto Qui, Marco Balzano – recensione umile #4 – FINALISTA PREMIO STREGA2018

Buonsalve, lettori!

Come qualcuno di voi saprà, l’articolo sarebbe dovuto uscire prima ma, ovviamente, cosa sarebbe una vita senza una sfiga costante? L’articolo era bello e pronto per essere pubblicato, quando… ZAC si aggiorna la pagina e addio bozza. Un articolo di mille parole, scritto in due ore.

Ma vabbé, non perdiamoci d’animo, eccoci di nuovo qui!

Come si evince dal titolo, oggi vi parlerò di uno dei cinque finalisti al Premio Strega di quest’anno.

14Per chi non lo sapesse – spero nessuno – il Premio Strega è un premio letterario che viene assegnato annualmente all’autore o autrice di un libro pubblicato in Italia. È universalmente riconosciuto come il premio letterario più prestigioso d’Italia, oltre a godere di una consolidata fama in Europa e nel resto del mondo.

Lo scorso anno, abbiamo visto come vincitore Paolo Cognetti con Le otto montagne (che ho adorato!). Quest’anno dopo le prime scremature (da 12 sono passati a cinque finalisti), siamo arrivati finalmente ai pochi papabili, che il 5 luglio concorreranno alla finale dell’ambito premio.

Tra questi cinque, appunto, abbiamo Resto Qui di Marco Balzano. Di cui parleremo oggi.

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Il libro di Marco Balzano è stato proposto da Pierluigi Battista che scrive:

«La copertina del romanzo Resto qui di Marco Balzano raffigura un campanile che spunta dalle acque di un lago. Quel campanile esiste davvero, ed è l’unica traccia rimasta di una vallata del Sudtirolo sommersa dalle acque che, dopo la costruzione di una diga fortemente osteggiata dalla popolazione locale, hanno invaso le terre, le case, le stalle, i masi, i luoghi di una civiltà oramai cancellata. Nel libro di Balzano la storia raccontata da una voce narrante femminile descrive un fatto vero ma dimenticato, una gigantesca catastrofe che è stata l’atto finale di una persecuzione linguistica, etnica, culturale, morale avviata con l’italianizzazione forzata di una valle che da secoli si esprime in lingua tedesca. Ma la scrittura di Balzano permette di ricostruire sentimenti, passioni, disperazioni e fughe rocambolesche di un microcosmo vitale eppure condannato attraverso una forza narrativa che inserisce le vicende private nella tragedia della grande storia.»

balzano-3-1023x1024About the author: Marco Balzano è nato e vive a Milano, dove lavora come insegnante di Lettere nei licei (pensate che fortuna quei liceali!). Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo, Il figlio del figlio (Ed. Avagliano), aggiudicandosi il Premio Opera Prima all’XI edizione del Premio Letterario Corrado Alvaro.  Il libro viene tradotto in tedesco nel 2011. Ma è nel 2015, con il suo terzo romanzo (L’ultimo arrivato, ndr.), che si aggiudica le edizioni del Premio Campiello, del Premio Volponi, del Premio Biblioteche di Roma, del Premio Fenice-Europa. Il romanzo viene tradotto in Francia, Germania e Olanda.

Trama: ci troviamo a Curon, terra di confine dell’Alto Adige, nel ventennio fascista. E’ il periodo in cui Mussolini prova ad italianizzare l’italianizzabile, compresa una popolazione ed una terra che, con l’italia, non vuole averci niente a che fare. E’ attraverso gli occhi di Trina, voce narrante e protagonista, che viviamo la vita sulle Alpi, respiriamo l’odore di guerra che segue la venuta fascista, viviamo la guerra, e capiamo cosa deve essere stato provare a ricostruire. E poi c’è la diga, quella maledetta diga che ha inondato storie, ricordi, radici.

Recensione umile:  questo libro è bellissimo. Partiamo da questo presupposto. Ma procediamo per gradi. Il libro è suddiviso in tre parti principali, ovvero: Gli anni, Fuggire, L’acqua; che hanno rispettivamente 12, 15 e 11 capitoli ognuno. I capitoli sono brevi ma intensi, e scorrono via con facilità e velocità. Il libro, infatti, ha una scrittura molto scorrevole, e una trama che tiene incollati i lettori al libro, anche per merito di questa suddivisione in brevi capitoli. C’è una climax ascendente in ogni capitolo, che ti fa venire voglia di sapere sempre cosa verrà dopo, e dopo ancora. Le pagine non sono molte (192p. in totale), e forse l’unica pecca è la solita questione del prezzo eccessivo di questi Supercoralli Einaudi (18.00 euro per un libro di nemmeno 200 pagine, è troppo. Anche se, in questi giorni lo trovate in sconto del 15% sia su Ibs. che su Libraccio.it), però – credetemi – il libro merita davvero tanto.

Mi sono emozionata con le emozioni di Trina – la protagonista -, e tanto di cappello a Balzano per come è riuscito a scrivere di una donna, come una donna. Chi legge si dimentica che a scrivere è un uomo. Non è da tutti.

Per me, Balzano merita la vittoria non solo perché il libro è bello o perché è scritto bene. Dietro questo libro ci sono anni di ricerche, di viaggi, di letture, di interviste. Questa non è mera fiction. Questa è verità accurata e romanzata. Romanzata egregiamente.

Lo consiglio caldamente, specialmente se vi è piaciuto Le otto montagne di Cognetti. Tranquilli, se non vi è piaciuto non ci sono problemi, non li associo per similitudini di trama o cose del genere. Li associo – e chi ha letto Cognetti può capire – perché la delicatezza con cui si parla di Alpi, montagne, cime, pascoli e via discorrendo, accomuna questi due autori. La delicatezza.

PLUS ULTRA – citazioni preferite: 

  • Credevo che mi potessero salvare, le parole.
  • Ti fa sentire una ladra certe volte l’amore.
  • Perché vivere vuol dire per forza andare avanti?
  • Io prima o poi me ne andrò perché non ho radici da nessuna parte. Ma se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne si appartengono, non devi aver paura di restare.
  • Mi ero disabituata a sentire il suo nome. Era il mio dolore segreto, di cui non avevo parlato con nessuno. Nemmeno con me stessa.
  • Diventa una vertigine, il dolore. Qualcosa di familiare e nello stesso tempo di clandestino, di cui non si parla mai.
  • Certi giorni me ne pento, ma è tutta la vita che mi succede così. D’improvviso devo disfarmi delle cose. Bruciarle, strapparle, allontanarle da me. Credo sia la mia strada per non impazzire.

19802482826_4729f74749_bInfo+: come scritto sopra, con le parole Pierluigi Battista, il campanile che è raffigurato nella copertina, esiste davvero. E’ l’unica traccia della vecchia Curon Venosta. Lì ora c’è il Lago di Resia, sotto – invece – il paese sommerso. Sommersi i ricordi, le case, le stalle, le chiese, tutto.

La leggenda vuole che durante i mesi invernali le campane prendano inspiegabilmente a suonare, benché rimosse il 18 luglio 1950, poco prima dell’allagamento.

 

«Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi aver paura di restare»

 

Spero vi sia piaciuta questa recensione (se sì, commentate e diffondete il verbo!), e vi sia venuta una piccola curiosità nei confronti di questo libro. Ho tralasciato le parti più emozionanti, per non spoilerare. Sono parti presenti al culmine dei climax ascendenti, cose che il lettore non si aspetta di leggere, cose che emozionano, e fanno stringere il cuore. E’ stato veramente toccante.

Sayonara

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16 risposte a "Resto Qui, Marco Balzano – recensione umile #4 – FINALISTA PREMIO STREGA2018"

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