Chi vuol essere… libronario!

Buongiorno, lettori!

Oggi articolo diverso dal solito. Come potete intuire dal titolo, infatti, non ci sarà alcuna recensione umile, bensì voglio parlarvi di un progetto che mi sta a cuore.

A cosa mi riferisco? Beh, al chiacchieratissimo Chi vuol essere libronario (#CVEL) di Aldostefano Marino!

Ma procediamo per gradi.

Screenshot_20180619-163315Chi: Aldostefano Marino è un ragazzo di ventitré anni (classe 1995) di Cagliari. appassionato di lettura. Nato da madre sarda e padre siciliano, cresce con la passione della letteratura. Si iscrive e laurea a La Sapienza, alla facoltà di Arti e Scienze dello Spettacolo. E’ nel 2016 che scrive il suo primo romanzo, Al momento giusto, edito Augh!/Alter Ego Edizioni. Nel frattempo cura una profilo Instagram (@aldostefanolegge) dove parla di libri.

Come: così, per caso. Trovatosi a parlare su Instagram, si confronta con chi, invece, di libri – per un motivo o per un altro – non le legge quasi per niente. E’ su questo che Aldostefano prima si interroga, e poi pensa a quello che diventerà un vero e proprio progetto.

Cosa: in soldoni, Chi vuol essere libronario è un gioco a quiz, dove si vinceranno dei libri. Sono tantissimi i profili che supportano l’idea di Aldostefano, e che lavorano giorno e notte con lui per poterne ottimizzare l’organizzazione. Così come sono tante le case editrici che hanno aderito all’iniziativa #CVEL. Perché? Perché i libri in palio sono dati proprio dalle case editrici, ma non è così facile vincere!

Qui sotto vi lascio la foto con il programma dettagliato del gioco (siccome è strutturato in più giornate).

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La cqosa importante che mi preme specificare, è che il gioco è nato per avvicinare i non lettori alla lettura. Non è dedicato ai bookblogger o ai lettori forti come me (che leggo una media di più di 40 libri all’anno); è dedicato a coloro che non leggono, che leggono poco, pochissimo. Lo scopo – ed è importante specificarlo – non è il mero vincere libri gratis, ma dare la possibilità a chi non legge, di potersi avvicinare – in un modo simpatico come un gioco a quiz – alla lettura. A volte basta davvero un piccolo imput. Ed è importantissimo condividere questo messaggio, e dovremmo essere proprio noi “lettori forti” a coinvolgere quanti più non lettori possibili!

Inoltre è anche importante – e perdonate l’abuso che sto facendo della parola “importante” – che condividiate il vostro amore per la lettura. Perché se davvero vogliamo far avvicinare qualcun altro a questo fantastico mondo, dobbiamo dargli dei motivi per cui preferire una buona lettura, ad un paio d’ore davanti alla TV.

Cosa state aspettando? Diffondete la notizia e correte ad iscrivervi!

Se avete dubbi o domande, se volete supportare in qualche modo – chiunque voi siate -, contattate @aldostefanolegge, oppure scrivete all’indirizzo cvel@aldostefanomarino.it

 

E che la lettura sia con voi! 💕

 

 

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Resto Qui, Marco Balzano – recensione umile #4 – FINALISTA PREMIO STREGA2018

Buonsalve, lettori!

Come qualcuno di voi saprà, l’articolo sarebbe dovuto uscire prima ma, ovviamente, cosa sarebbe una vita senza una sfiga costante? L’articolo era bello e pronto per essere pubblicato, quando… ZAC si aggiorna la pagina e addio bozza. Un articolo di mille parole, scritto in due ore.

Ma vabbé, non perdiamoci d’animo, eccoci di nuovo qui!

Come si evince dal titolo, oggi vi parlerò di uno dei cinque finalisti al Premio Strega di quest’anno.

14Per chi non lo sapesse – spero nessuno – il Premio Strega è un premio letterario che viene assegnato annualmente all’autore o autrice di un libro pubblicato in Italia. È universalmente riconosciuto come il premio letterario più prestigioso d’Italia, oltre a godere di una consolidata fama in Europa e nel resto del mondo.

Lo scorso anno, abbiamo visto come vincitore Paolo Cognetti con Le otto montagne (che ho adorato!). Quest’anno dopo le prime scremature (da 12 sono passati a cinque finalisti), siamo arrivati finalmente ai pochi papabili, che il 5 luglio concorreranno alla finale dell’ambito premio.

Tra questi cinque, appunto, abbiamo Resto Qui di Marco Balzano. Di cui parleremo oggi.

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Il libro di Marco Balzano è stato proposto da Pierluigi Battista che scrive:

«La copertina del romanzo Resto qui di Marco Balzano raffigura un campanile che spunta dalle acque di un lago. Quel campanile esiste davvero, ed è l’unica traccia rimasta di una vallata del Sudtirolo sommersa dalle acque che, dopo la costruzione di una diga fortemente osteggiata dalla popolazione locale, hanno invaso le terre, le case, le stalle, i masi, i luoghi di una civiltà oramai cancellata. Nel libro di Balzano la storia raccontata da una voce narrante femminile descrive un fatto vero ma dimenticato, una gigantesca catastrofe che è stata l’atto finale di una persecuzione linguistica, etnica, culturale, morale avviata con l’italianizzazione forzata di una valle che da secoli si esprime in lingua tedesca. Ma la scrittura di Balzano permette di ricostruire sentimenti, passioni, disperazioni e fughe rocambolesche di un microcosmo vitale eppure condannato attraverso una forza narrativa che inserisce le vicende private nella tragedia della grande storia.»

balzano-3-1023x1024About the author: Marco Balzano è nato e vive a Milano, dove lavora come insegnante di Lettere nei licei (pensate che fortuna quei liceali!). Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo, Il figlio del figlio (Ed. Avagliano), aggiudicandosi il Premio Opera Prima all’XI edizione del Premio Letterario Corrado Alvaro.  Il libro viene tradotto in tedesco nel 2011. Ma è nel 2015, con il suo terzo romanzo (L’ultimo arrivato, ndr.), che si aggiudica le edizioni del Premio Campiello, del Premio Volponi, del Premio Biblioteche di Roma, del Premio Fenice-Europa. Il romanzo viene tradotto in Francia, Germania e Olanda.

Trama: ci troviamo a Curon, terra di confine dell’Alto Adige, nel ventennio fascista. E’ il periodo in cui Mussolini prova ad italianizzare l’italianizzabile, compresa una popolazione ed una terra che, con l’italia, non vuole averci niente a che fare. E’ attraverso gli occhi di Trina, voce narrante e protagonista, che viviamo la vita sulle Alpi, respiriamo l’odore di guerra che segue la venuta fascista, viviamo la guerra, e capiamo cosa deve essere stato provare a ricostruire. E poi c’è la diga, quella maledetta diga che ha inondato storie, ricordi, radici.

Recensione umile:  questo libro è bellissimo. Partiamo da questo presupposto. Ma procediamo per gradi. Il libro è suddiviso in tre parti principali, ovvero: Gli anni, Fuggire, L’acqua; che hanno rispettivamente 12, 15 e 11 capitoli ognuno. I capitoli sono brevi ma intensi, e scorrono via con facilità e velocità. Il libro, infatti, ha una scrittura molto scorrevole, e una trama che tiene incollati i lettori al libro, anche per merito di questa suddivisione in brevi capitoli. C’è una climax ascendente in ogni capitolo, che ti fa venire voglia di sapere sempre cosa verrà dopo, e dopo ancora. Le pagine non sono molte (192p. in totale), e forse l’unica pecca è la solita questione del prezzo eccessivo di questi Supercoralli Einaudi (18.00 euro per un libro di nemmeno 200 pagine, è troppo. Anche se, in questi giorni lo trovate in sconto del 15% sia su Ibs. che su Libraccio.it), però – credetemi – il libro merita davvero tanto.

Mi sono emozionata con le emozioni di Trina – la protagonista -, e tanto di cappello a Balzano per come è riuscito a scrivere di una donna, come una donna. Chi legge si dimentica che a scrivere è un uomo. Non è da tutti.

Per me, Balzano merita la vittoria non solo perché il libro è bello o perché è scritto bene. Dietro questo libro ci sono anni di ricerche, di viaggi, di letture, di interviste. Questa non è mera fiction. Questa è verità accurata e romanzata. Romanzata egregiamente.

Lo consiglio caldamente, specialmente se vi è piaciuto Le otto montagne di Cognetti. Tranquilli, se non vi è piaciuto non ci sono problemi, non li associo per similitudini di trama o cose del genere. Li associo – e chi ha letto Cognetti può capire – perché la delicatezza con cui si parla di Alpi, montagne, cime, pascoli e via discorrendo, accomuna questi due autori. La delicatezza.

PLUS ULTRA – citazioni preferite: 

  • Credevo che mi potessero salvare, le parole.
  • Ti fa sentire una ladra certe volte l’amore.
  • Perché vivere vuol dire per forza andare avanti?
  • Io prima o poi me ne andrò perché non ho radici da nessuna parte. Ma se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne si appartengono, non devi aver paura di restare.
  • Mi ero disabituata a sentire il suo nome. Era il mio dolore segreto, di cui non avevo parlato con nessuno. Nemmeno con me stessa.
  • Diventa una vertigine, il dolore. Qualcosa di familiare e nello stesso tempo di clandestino, di cui non si parla mai.
  • Certi giorni me ne pento, ma è tutta la vita che mi succede così. D’improvviso devo disfarmi delle cose. Bruciarle, strapparle, allontanarle da me. Credo sia la mia strada per non impazzire.

19802482826_4729f74749_bInfo+: come scritto sopra, con le parole Pierluigi Battista, il campanile che è raffigurato nella copertina, esiste davvero. E’ l’unica traccia della vecchia Curon Venosta. Lì ora c’è il Lago di Resia, sotto – invece – il paese sommerso. Sommersi i ricordi, le case, le stalle, le chiese, tutto.

La leggenda vuole che durante i mesi invernali le campane prendano inspiegabilmente a suonare, benché rimosse il 18 luglio 1950, poco prima dell’allagamento.

 

«Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi aver paura di restare»

 

Spero vi sia piaciuta questa recensione (se sì, commentate e diffondete il verbo!), e vi sia venuta una piccola curiosità nei confronti di questo libro. Ho tralasciato le parti più emozionanti, per non spoilerare. Sono parti presenti al culmine dei climax ascendenti, cose che il lettore non si aspetta di leggere, cose che emozionano, e fanno stringere il cuore. E’ stato veramente toccante.

Sayonara

Pomodori Verdi Fritti, Fannie Flagg – recensione umile #3

Bentrovati carissimi lettori!

Come si evince dal titolo, oggi vi parlerò di un libro che avevo in lettura dai primi di giugno, di cui vi ho anche accennato nell’articolo precedente ( Mese che va, TBR che viene!).

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Sto parlando, appunto, di Pomodori verdi fritti al caffé di Whistle Stop di Fannie Flagg. Sebbene il libro sia – nientepopodimeno che – del 1987 (tradotto in italia per la prima volta solo nel 1992), io non ne avevo mai sentito parlare, tant’é che l’ho scoperto da pochissimo, curiosando sul profilo instagram di Rosy Lo Baido ( la trovate come bibliorosy ). Ed è proprio per questo che amo del seguire altri profili di bookblogger e bookstagrammer non troppo famosi: quando consigliano un libro, non lo fanno perché sono pagati o perché ricevono libri in regalo. Lo fanno perché davvero hanno amato il libro a cui si riferiscono. E devo ringraziare la carona Rosy, perché altrimenti non avrei mai avuto l’occasione di leggere un libro tanto bello. Davvero.

Il libro – in una bellissima edizione BUR (Biblioteca Univ. Rizzoli, ndr) – ha un moderatissimo prezzo di 10 euro per il formato cartaceo, e di 6 euro per il formato digitale; per un totale di 368 pagine. Niente male, no?

About the author: 

Patricia Neal, meglio conosciuta come Fannie Flagg (Birmingham, 21 settembre 1944), è una scrittrice e attrice statunitense. Fannie Flagg è dichiaratamente omosessuale e nei suoi romanzi è possibile trovare vari riferimenti a situazioni, personaggi e relazioni LGBT. Attualmente la scrittrice divide il suo tempo fra la California e il nativo Alabama.

È autrice di numerosi romanzi che hanno avuto tutti un grande successo di pubblico sia negli Stati Uniti che in altri paesi del mondo.

Trama: Il romanzo si sviluppa con una duplice narrazione parallela: in parte viene narrato dalla signora Weems, nel “Bollettino di Whistle Stop”, e in parte si dipana attraverso gli aneddoti che l’anziana signora Threadgoode racconta all’attenta amica Evelyn Couch, come quello della storia d’amore tra Ruth e Idgie. Attraverso questi racconti emerge una società degli anni Trenta-Quaranta che, pur cominciando a cambiare, fatica ancora ad accettare la popolazione nera al di fuori dell’ottica della servitù. Le due narrazioni, si dividono tra il racconto di una Whistle Stop che va dagli anni della Depressione alla fine della Seconda Guerra Mondiale; e un’epoca più moderna – la fine degli anni ottanta -, in cui è la stessa signora Threadgoode a ricordare i vecchi e bei tempi di quella cittadina dell’Alabama. Un racconto nel racconto.

Recensione umile #NOSPOILER: se vi siete scoraggiati, perché pensate che sia pesante sorbirsi una lettura sugli anni Trenta, in cui si parla della popolazione nera e della sua difficoltà… vi state sbagliando!

Il libro è questo, pur non essendo questo!

Sto impazzendo? No, tranquilli. E’ che il romanzo riesce ad affrontare temi molto delicati ed importanti, senza risultare pesante o difficile. La facilità con cui Fannie Flagg tocca determinati argomenti è disarmante; anche perché, caratteristica principale di tutto il romanzo, è un’ironia e uno humour irresistibile. Con questo non sto dicendo che il racconto di certi temi molto importanti, sia superficiale. Anzi! E’ che l’autrice riesce a colpire nel segno, a far riflettere, a commuovere, a far sorridere, tutto con estrema naturalezza.

Ho amato questo libro sin dalle prime pagine – la narrazione, tra l’altro, scorre velocemente -, e la cosa che più mi ha colpito (e qui si nota tutta la bravura della scrittrice) sia il fatto che molte cose restano non dette. Mi spiego meglio: in soldoni, la Flagg tende a lasciare intendere determinate cose, non ribadisce l’ovvio, ma si aspetta che il lettore capisca, senza dovergli imboccare tutto con il cucchiaino. Ho adorato! Mi è venuto da pensare diverse volte “e brava la cara Fannie Flagg, vecchia volpona!“, perché nulla è lasciato al caso. Lei lancia l’amo, ed è il lettore ad abboccare. E sono proprio questi “non-detti” (che poi completeranno il puzzle alla fine), che catturano l’attenzione del lettore.

L’autrice ha creato un posto fantastico – il caffé di Whistle Stop -, un angolo di paradiso dove persino la Depressione e il Secondo Grande conflitto, non riescono a turbarne la tranquillità. Ho sentito nostalgia per un’epoca non mia, un’epoca molto lontana per me, ma meravigliosa. E così, come Evelyn tramite i racconti della signora Ninny Threadgoode, anche io mi sono affezionata ai personaggi di Whistle Stop, come se fossero stati cari amici.

Consiglio spassionato: questi sono i libri che meritano di essere letti. Ve lo consiglio caldamente! Io, ad esempio, ho già cercato di reperire tutti gli altri romanzi della scrittrice!

PLUS ULTRA – citazioni preferite: 

  • Sa, un cuore si può spezzare, ma continua lo stesso a battere.
  • Evelyn aveva quarantotto anni e, da qualche parte lungo la strada si era persa.
  • Non ci si può dibattere nella tristezza, perché fa ammalare più in fretta di qualunque altra cosa al mondo.
  • Non forzarmi a lasciarti e ad allontanarmi da te, perché dove tu andrai, andrò anch’io e dove tu dimorerai anch’io dimorerò.
  • Da quel momento in poi era cominciato per entrambi un lutto senza fine. Non che ne avessero mai parlato. Quelli che soffrono davvero non lo dicono mai.

00806506Info+: 

  • Vi è anche la trasposizione cinematografica, intitolata Pomodori verdi fritti alla fermata del treno. Il film è stato interpretato da Jessica Tandy (Oscar per A spasso con Daisy), Kathy Bates (Oscar per Misery non deve morire), Mary Stuart Masterson e Mary-Louise Parker, e la stessa autrice Fannie Flagg ha partecipato alla stesura della sceneggiatura.
  • Nelle ultime pagine del libro è presente la ricetta dei pomodori verdi fritti, e la stessa autrice ha successivamente pubblicato un libro di ricette, Fannie Flagg’s Original Whistle-Stop Café Cookbook, dedicato ai piatti tipici della cucina del sud degli Stati Uniti. Il libro però non ha una edizione tradotta in italiano.

 

 

Spero che questa recensione vi sia piaciuta, se così fosse, commentate commentate e diffondete il verbo, cari amici!

Alla prossima lettura! ❤

Mese che va, TBR che viene!

Buongiorno, readers!

Bene, purtroppo o per fortuna, anche maggio è stato archiviato! Nei post precedenti troverete le recensioni delle mie (poche) letture di questo mese appena concluso; ma con oggi inizia giugno e quindi è tempo di TBR!

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Come avrete notato, la TBR di maggio è stata un super fiasco. Ma è stato un mese davvero complicato e stressante; quindi confido in questo giugno luminoso!

Ecco, quindi, la mia TBR di giugno:

☀️ Macerie Prime – sei mesi dopo, Zerocalcare. Sebbene io abbia comprato (o meglio, il mio fidanzato mi ha regalato) entrambi i volumi (Macerie Prime e Macerie Prime – sei mesi dopo, ndr), per il firmacopie a cui ho partecipato il 16 maggio a Napoli, mi sono voluta prendere del tempo dopo la lettura del primo, prima di cominciare il secondo e ultimo volume. E adesso? Adesso è giunto il momento!

☀️ Pastorale Americana, Philip Roth. Ho iniziato questo libro (comprato circa un anno fa), dopo la morte dell’autore avvenuta a fine maggio. Leggerlo mi pareva un buon modo di rendergli giustizia ma… ma non ha funzionato. Mi sono fermata dopo circa 100 pagine, persa nella noia assoluta.

Ma, c’è un ma.

Ho deciso di dargli una seconda possibilità in questo mese, perché voglio pensare di essermi annoiata poiché a maggio non ero nel giusto mood di lettura. Sperando anche in una maggiore tranquillità mentale a giugno!

☀️ Pomodori verdi fritti al caffé di Whistle Shop, Fannie Flagg. Libro consigliato da quella carona di Rosy (Bibliorosy, ndr), sul suo profilo instagram. Ce l’ho attualmente in lettura e mi sta già piacendo (colpi al cuore everywhere!).

☀️ plus: qualora giugno dovesse risultare un mese profiquo riguardo le letture, pensavo di provare anche io ad aggregarmi all’idea di Chiara e Matteo, di libriamociblog, di leggere (da giugno entro settembre) l’Ulisse di Joyce!

Si conclude questa TBR di giugno, sperando nel buon proposito di seguirla alla lettera, stavolta!

Buone letture~

Sostiene Pereira, Antonio Tabucchi – recensione umile #2

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Bentrovati lettori!

Se avete letto gli articoli precedenti, avrete notato che nella mia TBR di maggio c’erano pochi – ma buoni – libri da leggere. Uno di questi era ,appunto, Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi, fortemente consigliatomi.

Ho da poco finito il libro – che si legge molto scorrevolmente -, quindi veniamo subito al sodo!

 antonio-tabucchi-586x366About the author: Antonio Tabucchi (Pisa, 24 settembre 1943 – Lisbona, 25 marzo 2012), è stato uno scrittore e accademico italiano, docente di lingua e letteratura portoghese all’Università di Siena. I suoi libri e saggi sono stati tradotti in oltre 18 lingue, compreso il giapponese.

Trama: il romanzo è ambientato a Lisbona nel 1938, nel pieno del regime dittatoriale salazarista. Il dottor Pereira è un giornalista che ha abbandonato le rubriche di cronaca nera per curare la rubrica culturale di un quotidiano del pomeriggio della città, il Lisboa. Personaggio del tutto mediocre, è un uomo quieto, senza idee o posizioni politiche, dedito solo alla letteratura, quella francese in particolare, e al ricordo di sua moglie, morta da qualche anno di tubercolosi, al cui ritratto continua a parlare ogni giorno. Pereira è anche cardiopatico e obeso. Un giorno Pereira, leggendo un articolo di una rivista, decide di contattarne l’autore per offrirgli un posto come collaboratore esterno della pagina culturale del giornale da lui curata. L’autore, un giovane di nome Francesco Monteiro Rossi, accetta senza titubanze. Da quel momento, saranno molti gli avvenimenti che coinvolgeranno Pereira; per quest’ultimo non cambieranno solo le proprie abitudini e le faccende del quotidiano, ma anche qualcosa che ha a che fare con la sua anima…

Recensione umile: prima di tutto, il romanzo è scritto e raccontato dall’autore, come se Pereira  avesse deposto riguardo tutti gli avvenimenti narrati nel libro (da qui il titolo “Sostiene Pereira”, frase ripetuta in tutto il romanzo). Ha un totale di 214 pagine per un prezzo di 9 euro (io ho l’edizione Universale Economica Feltrinelli che vedete in foto); quindi non è un romanzo molto corposo ma – soprattutto – la scrittura risulta molto scorrevole.

Il contesto storico è sicuramente molto interessante: è il periodo che anticipa il secondo grande conflitto, in cui in Spagna imperversava la guerra civili, e nel resto dell’europa iniziavano a formarsi le prime “simpatie” (che si trasformeranno poi in vere e proprie alleanze). E’ un periodo delicato, durante il quale bisogna far molta attenzione alla posizione da prendere, e a quello che si dice (vige una rigorosa censura). Addirittura traduzioni di testi dell’800 che tendono a sottolineare il patriottismo francese (in un momento in cui la Germania inizia ad essere sempre più potente), possono risultare sconvenienti.

La prima parte del libro – dove per la maggiore non ci sono avvenimenti significativi – nella quale vengono descritte più che altro le abitudini di Pereira – a cui non riesce quasi a rinunciare -, mi sono annoiata un po’. Sarà stato che ero carica di aspettative, sarà stato che mi annoiano i racconti inconcludenti – senza movimento, senza colpi di scena -, ero quasi tentata di accantonarne la lettura per leggere qualcos’altro. Devo anche ammettere che questo – molto probabilmente – dipende dal mio stato psicologico del momento: essendo in sessione di esami, non ero proprio nel mood giusto di lettura, e credo che questo mi abbia influenzata sulla prima parte di Sostiene Pereira.

Nella seconda parte, ci sono un po’ più di risvolti (anche se non so se avrei preso di più a mazzate Monteiro Rossi per la sua faccia tosta, o di più Pereira per la sua incapacità di dire “no”), e ad essere sincera, nel complesso posso dire che il libro mi sia piaciuto (specialmente nelle ultime pagine).

La cosa che tra tutte mi ha colpita in maniera positiva, è stata la dinamicità di Pereira. Solitamente provo molta più simpatia per quei personaggi che maturano – o che comunque si evolvono – nel corso del romanzo. E Pereira fa proprio questo. Attaccatissimo ai ricordi e alle sue abitudini, ad un certo punto è come se si risvegliasse da un sonno durato anni, e questo l’ho apprezzato tantissimo!

Pereira è un signore perbene, un uomo buono che addirittura non ha peccati da dover confessare al suo parroco. Così buono che non riesce a dire no, non riesce a non accontentare il prossimo… fino a quando non ascolterà il proprio vero io, e farà la cosa giusta. Nonostante tutto, nonostante tutti.

Quindi? Quindi ve ne consiglio tranquillamente la lettura, perché in generale è un bel romanzo, che sicuramente lascia punti di riflessione.

 

PLUS ULTRA – citazioni preferite:

  • […] ma lei ha bisogno di elaborare un lutto, ha bisogno di dire addio alla sua vita passata, ha bisogno di vivere nel presente, un uomo non può vivere come lei, dottor Pereira, pensando solo al passato.
  • E quando il dottor Cardoso uscì dalla porta e scomparve nella strada lui si sentì solo, veramente solo, e pensò che quando si è veramente soli è il momento di misurarsi con il proprio io egemone che vuole imporsi sulle coorti delle anime. Ma anche se pensò così non si sentì rassicurato, sentì invece una grande nostalgia, di cosa non saprebbe dirlo, ma era una grande nostalgia di una vita passata e di una vita futura, sostiene Pereira.

 

la_locandina_di_sostiene_pereira_9717-43128428Info +: 

  • Vi è una trasposizione cinematografica omonima,  diretta da Roberto Faenza, con Marcello Mastroianni nel ruolo del protagonista; uno sceneggiato teatrale di Gianni Guardigli e Teresa Pedronie un graphic novel di Marino Magliani e Marco D’Aponte, edito da Tunué.
  • Vincitore di due premi nazionali quali il Viareggio-Rèpaci e il Campiello (1994).

Fame. Storia del mio corpo, Roxane Gay – recensione umile #1

Buonasera e bentrovati, carissimi lettori!

Ebbene sì, finalmente – dopo tanta tribolazione – arriva la recensione (umile) di Fame. Storia del mio corpo di Roxane Gay.

Prima di iniziare, però, vorrei precisare che le recensioni di questo blog, vengono chiamate “umili”, proprio perché sono miei opinabili pensieri: non una scienza esatta. Se avete adorato il libro, non ci sono problemi, possiamo coesistere e volerci bene ugualmente. Questo anche per recensioni future: se amate libri, personaggi, scrittori, che invece a me non piaceranno (o viceversa), non prendetela sul personale, sono semplicemente gusti!

Fatta questa premessa, io passerei alla nota dolente.

Solitamente – quando scelgo i libri – mi baso molto su pareri e opinioni altrui (anche su quello che vedo su Instagram); non mi piace andare a spulciare trame, sinossi, estratti e citazioni, prima di scegliere un libro, perché preferisco la sensazione di scoperta durante la lettura (quando compro i libri, non guardo nemmeno la quarta di copertina, per intenderci). Prima, quando ero ancora ingenuotta, mi facevo molto influenzare dalla pubblicità – passatemi il termine – che bookstagrammer molto famosi facevano dei libri. Ed è proprio questo il caso di Fame.

Ebbene sì, seguendo in particolare una instagrammer molto molto famosa – di cui non farò il nome -, più volte mi è capitato di notare come le case editrici spediscano aggratis, le anteprime a persone molto seguite, per farle appunto sponsorizzare. E fin qui, tutto okay. E io – da fessacchiotta – ho sempre pensato in buona fede, che i suddetti libri, venissero recensiti e consigliati con giusti criteri: lettura (sembra scontato, ma non lo è!), personale elaborazione dei contenuti, occhio critico. Poi però, ho iniziato a chiedermi: come mai, su 10 instagrammer che ricevono 5 libri identici, non ce n’è nemmeno uno che ha un’opinione – se non proprio negativa – ma diversa dal solito consiglio spassionato all’acquisto? E, dopo aver letto alcuni dei libri consigliati così caldamente da praticamente tutti, ed essendone rimasta delusa, mi sono anche chiesta: ma vuoi vedere che sono limitata io, e non riesco a carpirne la genialità?

La risposta è no. Semplicemente, ricevendo libri in omaggio, non ci sarà quasi nessuno che non sarà contento del contenuto del libro che ha ricevuto in anteprima, e in regalo. (qualora il libro venisse letto sul serio).

Questa cosa, mi ha lasciata come quando ho scoperto che Babbo Natale non esiste. Nel preciso momento in cui ho preso coscienza di questa realtà dei fatti, ho proprio sentito una fata – in qualche parte del mondo – morire. Parliamone.

Veniamo dunque a Fame. Storia del mio corpo, di Roxane Gay. Libro, appunto, caldamente consigliato su Instagram.

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Roxane-Gay-feminist-001-1About the author:

Roxane Gay è una scrittrice, attivista e accademica tra le più rilevanti del panorama attuale. Editorialista de The New York Times e The Guardian è autrice della raccolta di saggi Bad Feminist, del romanzo Untamed State e dei racconti Difficult Women. Fame, il suo ultimo saggio autobiografico, ha infiammato critica e pubblico, scalando da subito le classifiche americane.

 

Trama: prima di tutto, è importante specificare che non si tratta di un romanzo, bensì di un memoir. Ovvero è proprio la scrittrice che ci parla e ci racconta la sua vita, ripercorrendo avvenimenti più significativi e importanti. In questo caso, un gravissima violenza la spezza, ancora dodicenne, e condiziona praticamente tutte le sue scelte future, da quel momento in poi. L’autrice trova il coraggio di narrare la storia del suo corpo, nonostante i pregiudizi e coloro che continuamente giudicano il prossimo, credendo di sapere sempre tutto di tutti. E’ la storia di chi va oltre una cultura che fa sentire inadeguati coloro che non rispecchiano determinati canoni. E’ la storia dell’obesità come rifugio e porto sicuro. E’ la forte storia di uno stupro.

Recensione umile: ci tengo a precisare che la tematica del libro è molto importante e molto forte. Apprezzo tantissimo il coraggio dell’autrice nel raccontare della violenza subita, quando purtroppo al mondo ci sono ancora tabù riguardo certi argomenti. Sono moltissime le ragazze che hanno paura di denunciare e parlarne, perché sempre più spesso capita che siano le vittime ad essere considerate come carnefici (indossava una minigonna, se l’è cercata!). Ho anche apprezzato molto la forza di voler parlare di un argomento come l’obesità, intorno al quale non mancano i pregiudizi. Perché è molto facile giudicare un obeso, ma in pochi cercano di mettersi nei panni di chi soffre di tale patologia. Ed è stato sicuramente interessante guardare da il punto di vista “interno”: come un obeso percepisce il proprio corpo; come possa fare fatica psicologicamente una persona “grassa” ad occupare uno spazio fisico (una sedia, un posto in una stanza, un angolo in un pullman, un viaggio in aereo, in giro ai grandi magazzini). Sono cose che non ci fermiamo a pensare, ai sacrifici che le persone obese devono affrontare (a prescindere degli sforzi fisici, come camminare a lungo, salire le scale ecc),  come lo stare al mondo.

Però, c’è un però.

Per quanto la tematica sia delicata, e sia molto il coraggio dell’autrice, ci sono comunque dei limiti ben delineati: il libro è davvero troppo lento, troppo ripetitivo (ma fino allo sfinimento, eh) e, mi duole dirlo, in certi casi anche noioso. Non è mai successo che io impiegassi ben 13 giorni per leggere un libro di nemmeno trecento pagine (267 per la precisione). E’ stato un qualcosa di angosciante.

Vorrei precisare che la mia critica non nasce da una mia superficialità nei confronti di argomenti toccanti. Perché, ripeto, gli argomenti sono davvero delicati e profondi, e li ho apprezzati. La critica nasce su aspetti che esulano dal contenuto del libro.

Prima di tutto, trovo veramente agghiacciante che un libro del genere (lento, in più punti noioso, ripetitivo, a volte anche banale per certi luoghi comuni), venga venduto – pubblicato da Einaudi per la collana Stile libero big – al prezzo di nientepopodimeno che 17.50 euro. Diciassette euro e cinquanta centesimi.

Ragazzi, se io solo penso che con quei soldi avrei potuto comprare la nuova Graphic Novel di Zerocalcare (Macerie Prime – sei mesi dopo, ndr), e il libraio mi avrebbe pure dato il resto, con cui avrei comprato due – non una! – coppette di gelato doppio gusto… me pia a malissimo!

Quindi, per concludere, il consiglio spassionato che vi posso dare è: siete curiosi di leggere questo memoir, perché il tema vi interessa? Fatelo! Perché non sto dicendo che non vi deve piacere, o che è brutto. Ma non spendete tutti questi soldi, perché assolutamente non vale diciassette euro e cinquanta centesimi. Cercatelo usato, prendetelo in biblioteca, fatevelo prestare da amici (io il mio l’ho schiaffato su Acciobooks desiderosa di liberarmene)… ma non compratelo, se – come me – non volete pentirvi di aver speso così tanto, per un libro che proprio non vale così tanto.

Pace e amore.

PLUS ULTRA – citazioni preferite:

  • Il desiderio di dimagrire viene considerato una caratteristica predefinita della condizione femminile: che cosa dice, questo, della nostra cultura?
  • […] Fanno cose che io spero e desidero con tutta me stessa di poter fare un giorno, in teoria, anche se in realtà non le farò considerato il mio disinteresse per lo sport e l’aria aperta. Non sono arrabbiata. Sono gelosa. Fremo di gelosia. Voglio essere parte del mondo attivo. Lo voglio con tutte le mie forze. Ci sono tante di quelle cose di cui ho fame.
  • […] Cercava di sparire e non poteva. E’ insopportabile volere così poco e averne bisogno così tanto.
  • Avevo (e ho?) questo vuoto, questa caverna di solitudine dentro di me, e ho trascorso l’intera vita a cercare di riempirlo.

 

 

L’emergente al SalTo18

Buongiorno e bentrovati, carissimi lettori!

Come ben sapete, a breve ( dal 10 al 14 maggio) si terrà il 31° Salone Internazionale del Libro di Torino.

Il Salone Internazionale del Libro è il biglietto da visita dell’editoria italiana nel mondo. Quest’anno sarà presente tutta l’editoria italiana: ci saranno editori i grandi gruppi, e anche gli editori indipendenti. Così come ci saranno tantissimi autori conosciuti, ed altri emergenti.

Ed è proprio ai giovani artisti emergenti, che dedico questo angolino: in modo tale che anche le loro opere possano essere conosciute e apprezzate, in vista di questa grande occasione.

Oggi parliamo di una ragazza giovanissima e del suo romanzo.

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TITOLO: Non giurare sulla luna

AUTORE: Chiara Rametta

DATA DI USCITA: 02/05/18

PAGINE: 216

PREZZO CARTACEO: 13.00€

PREZZO EBOOK: 2.99€

LINK ACQUISTO: https://www.youcanprint.it/fiction/…/non-giurare-sulla-luna-9788871124070.html

SINOSSI: “Cosa succederebbe se il passato tornasse a condizionare il tuo presente? Genitori assenti e separati, pochi amici, ma buoni; Annabelle sta per affacciarsi nel mondo degli adulti e ha capito che il liceo è una dura palestra di vita, dove solo il più forte e sfrontato vincerà. Conta i giorni e le ore che la separano dalla sua nuova vita. Ma qualcosa di imprevedibile mescolerà le carte in tavola. Nello scenario di un Verona romantica, tra versi di Shakespeare e dipinti seicenteschi, conoscerà Giacomo, per gli amici James. Sembrerebbe essere perfetto se non fosse per il grande segreto che nasconde. Ma la vita di Annabelle si intreccerà con quella di Tommy, un ragazzino vittima di bullismo. Tutto prenderà un piega inaspettata e Annabelle si troverà a fare i conti con i demoni del suo passato, che hanno condizionato il suo percorso liceale. È davvero possibile distinguersi dalla massa?”

2ABOUT THE AUTHOR: Classe 2000, Chiara vive in provincia di Siracusa, dove frequenta l’ultimo anno di liceo. Vorrebbe iscriversi alla facoltà di giornalismo ed editoria. Dal 2016 gestisce il suo blog letterario “Living among the books”, per lei è stato un percorso di grande crescita che l’ha portata ad avvicinarsi al mondo dell’editoria e a confrontarsi e conoscere tantissimi blogger e lettori. Le sue materie preferite sono storia dell’arte e psicologia, mentre il libro del cuore è Il ritratto di Dorian Gray. Ma un’altra grande passione è la fotografia.
LINK UTILI: PAGINA FACEBOOK https://www.facebook.com/nongiuraresullaluna/
BLOG: https://livingamongthebookspage.blogspot.com/
PROFILO INSTAGRAM: https://www.instagram.com/livingamongthebooks/

ESTRATTO: Erano in cinque. Il più alto, dalla chioma rossiccia, teneva alzato con il braccio uno zainetto, agitandolo e svuotandolo. Penne, libri, quaderni. Tutti buttati lì a terra.

Gli altri ridevano.

Erano delle risate assordanti. Stridule, diaboliche.

Il più robusto di tutti aveva un cellulare in mano, stava riprendendo la scena. Quando il “capo” della gang diede un calcio ai libri per toglierli di mezzo e farsi spazio, riuscì a vederlo.

Un ragazzino magrolino, con una polo bianca e gli occhiali. Era a terra.

Quel mostriciattolo lo afferrò per la maglia. «Così la prossima volta impari a non farci i compiti!» con la stessa forza lo respinse a terra.

Tenevo i pugni stretti. Sentivo il viso andarmi a fuoco. No. Non poteva succedere di nuovo.

Empatia. Ecco cosa provavo. Un forte senso di empatia. Conoscevo quella sensazione. La derisione. Il disprezzo.

È sempre facile prendersela con i più deboli. È sempre facile essere “spavaldi” in branco. Non potevo restare con le mani in mano, non stavolta.

Scesi dal marciapiede facendomi vedere dal branco. Camminai nella loro direzione, a testa alta e con portamento sicuro. Neanche per un secondo mi balenò in mente l’idea che qualcuno di quei balordi potesse farmi del male. Avranno avuto circa quattordici anni a testa.

Il ragazzo dagli occhi blu fece cenno con il capo al boss della gang, di andare. Si alzò una voce acuta, “forza andiamo”. Camminavano con passo svelto nella direzione opposta, ignorando il compagno a terra.

 

Per concludere, vi ricordo che – qualora vi trovaste al Salone del Libro – l’autrice presenterà il suo libro “Non giurare sulla luna”,  venerdì 11 maggio alle ore 17.30, presso lo stand Lettere Animate (D72, PAD 1).

Che aspettate? Datele un’opportunità!

再见 ❤

#TBR di maggio~

IMG_20180502_134507_169Buon primo (sì, lo so che ormai ne abbiamo tre… ma così fa più effetto!) maggio, lettori!

Bòn, nuovo mese… nuove letture!

Ahimé, purtroppo in questo mese – a causa di un temibile esame universitario – non avrò molto tempo da dedicare alla lettura. Per questo motivo il numero di libri, rispetto a quello dei mesi scorsi, è notevolmente ridotto.

Ma bando alle ciance, eccovi i titoli di questa #TBR del mese delle rose!

🌹 Fame. Storia del mio corpo, si Roxane Gay. Libro chiacchieratissimo nell’ultimo periodo. Pubblicato nel 2017, è stato tradotto nel 2018 da Alessandra Montrucchio per la Giulio Einaudi Editore (collana Einaudi – Stile Libero Big). Il saggio – autobiografico – è suddiviso in sei parti, per un totale di 267 pagine; venduto al costo di € 17.50. Roxane Gay ha anche scritto la famosa raccolta di saggi Bad Feminist; ma è con Fame che ha infiammato critica e pubblico, scalando velocemente le classifiche.

🌹 Sostiene Pereira, di Antonio Tabucchi. Nato a Pisa nel 1943, Tabucchi è uno dei grandi scrittori del Novecento europeo. Sostiene Pereira viene nel pubblicato nel 1994 (vince moltissimi premi prestigiosi, tra cui anche il Campiello. L’edizione della Universale Economica Feltrinelli costa € 9.00 per un totale di 214 pagine. Il romanzo è ambientato a Lisbona nel 1938, nel pieno del regime dittatoriale salazarista. Protagonista è appunto Pereira, giornalista cardiopatico e obeso, che ogni giorno parla al ritratto della defunta moglie.

Curiosità: esiste la trasposizione cinematografica di Sostiene Pereira, che ha come protagonista nientepopodimeno che Marcello Mastroianni.

🌹 La luna e i falò, di Cesare Pavese. Pubblicato da Einaudi per la collana Super ET, al prezzo di € 12.00 per 140 pagine circa (appendice escluso), La luna e i falò è considerato il romanzo di punta di Cesare Pavese. Pubblicatp nel 1950, non solo è considerato il suo romanzo più bello, ma è anche l’ultimo. La luna e i falò ha come temi la rievocazione dei temi civili della guerra partigiana, la lotta di Liberazione, legandosi a problematiche private, in un intreccio drammatico.

🌹 Le braci, dello scrittore ungherese Sándor Márai, pubblicato senza successo per la prima volta in Ungheria, nel 1942, poi in tedesco nel 1950, in ungherese nel 1990 e, in italiano, nel 1998. Nonostante sia stato per l’autore il primo grande successo editoriale internazionale, Márai dichiarò di non amare questo romanzo, ritenendolo “eccessivamente romantico”. Io ne possiedo la versione in e-book, ma il libro è pubblicato dalla bellissima casa editrice Gli Adelphi, e dovrebbe avere un costo di € 10.00 circa, per un totale di 181 pagine.

Ebbene, questa è la mia #TBR di maggio, spero vi siamo piaciuti questi libri (fatemi sapere se vi piacciono, se li avete letti o li avete in programma); io spero di riuscire a leggerli tutti!

再见, Brìna 🌷

Parbleu, un bookblog!

Buonsalve!

Prima di tutto, mi presento: sono Brìgida – Brìna, per gli amici – ho venti-e-qualcosa anni e studio lingue orientali. Tutto molto interessante, certo, ma questo blog si basa su due aspetti principali della mia persona: amo leggere e amo parlare.

Mi rendo conto che ormai il web pulluli di booktuber, bookstagrammer, bookblogger, booktutto; quindi, sono conscia del fatto che questo piccolo angolino è solo una gocciolina in mezzo al mare… tant’è, amo condividere pensieri e pareri su quello che mi piace – in questo caso, ovviamente, i libri -, a prescindere se a leggermi siano due, venti, duecento persone.

La necessità di aprire un blog – sebbene io non sia la maga della costanza – nasce dall’esigenza di poter occupare uno spazio un po’ più ampio: detto in soldoni, Instagram – dove ho cominciato a parlare di libri e a recensirli – non mi permetteva di dare libero sfogo alla mia logorrea, avendo un numero limitato di caratteri per descrizione.

Mi piace molto confrontarmi con altre persone e ascoltare altri pareri, riguardo quello che leggo, anche se questi possono essere discordanti dai miei.

Con ciò, vi invito caldamente ad esprimere le vostre opinioni, quando posterò qualche contenuto, perché davvero le leggerò con piacere. Questo blog non vuole essere una strada a senso unico: qui non ci voglio essere io che scrivo le mie opinioni, e voi che le leggete come se fossero verità assoluta. Confrontiamoci in allegria e volemose bbene!

Cià! ❤