Una vita a posto, Alice Torriani – recensione umile #7

Buon pomeriggio e ben ritrovati, carissimi lettori!

Ormai imperversa l’autunno e – sebbene io ami solamente l’estate con tutta me stessa -, sono molto soddisfatta di questo periodo autunnale, che non ci sta portando solo foglie secche e freddo, ma tantissime novità editoriali!

In questo periodo, in casa Fandango Libri, ce ne sono tantissime. L’ultima volta vi ho parlato di un saggio molto interessante (Sex Robot. L’amore al tempo delle macchine, Maurizio Balistreri – recensione umile #6), oggi invece vi parlerò di un romanzo della stessa casa editrice.

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La scorsa settimana ho avuto il privilegio di ricevere in anteprima Una vita a posto di Alice Torriani, quindi andiamo dritti al sodo!

Alice_Torriani_in_RozzanoAbout the author: Alice Torriani, classe 1984, è un’attrice e scrittrice. Si diploma all’Accademia d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, il primo debutto è a teatro con Massimo Castri in Tre sorelle, seguito da Memorie dal sottosuolo di Gabriele Lavia. Studia a Los Angeles e New York. Partecipa a numerose serie televisive tra cui Il commissario Montalbano, Tutto può succedere e Il paradiso delle signore. Nel 2015 esce il suo primo romanzo L’altra sete, edito Fandango Libri. Nel 2016 L’altra sete è scelto per rappresentare l’Italia al Festival Europeo del primo romanzo a Kiel, in Germania. Il 18 ottobre esce il suo secondo romanzo, Una vita a posto.

Trama: Giovanni Guicciardi, in arte Andrea Riis, scrittore mancato e pittore dilettante, è un uomo di mezza età, che vive i suoi giorni senza passione e senza sorprese. La moglie Lisa cerca di combattere l’incedere del tempo, come attrice di teatro (ruoli minori e anche qualche fiction); esigendo rapporti sessuali dal marito con cadenza settimanale e nessuna passione. Vige la noia matrimoniale di una vita in cui tutto è già successo, e quello che non lo è (come avere dei figli), ormai è rimpianto. Ma Andrea sente dentro di sé degni impulsi ancora vivi, che si fanno sentire anche nel desiderio di altre donne (che lui può solo immaginare di possedere). E’ proprio quando non ce la fa più, che Andrea trova un varco per un’altra dimensione, quella in cui si ritrova a vestire i panni di un chirurgo di successo, con una bella macchina, tanti soldi, e una ragazza giovane e fresca al suo fianco. Ma Andrea si rende conto che forse non è l’unico a viaggiare, e le domande iniziano a cedere il passo alla sorpresa. C’è un modo di rimanere sempre più tempo in questa vita parallela? A che prezzo?

Recensione umile: Una vita a posto indaga le pulsioni nascoste, i compromessi e la mancanza di cui l’amore è una variabile ma il sesso è la chiave di volta.

Il libro, 131 pagine divise in undici capitoli, è scritto in maniera molto scorrevole e questo rende la lettura davvero piacevole. Personalmente l’ho letto in 24h, perché amo i libri composti da capitoli brevi e scrittura fluida, questi elementi fanno sì che l’attenzione del lettore sia sempre accesa, così come la curiosità di andare avanti. E’ un tipo di scrittura diretto e pulito, senza fronzoli inutili nemmeno se si parla di sesso. E’ un tipo di scrittura che mi ha ricordato lo stile nudo e crudo del mio amato Chuck Palahniuk.

La realtà parallela in cui si ritrova Andrea, lì resta Giovanni, è una realtà composta da scelte mancate. E’ un posto dove tutti i “cosa sarebbe successo se…” prendono vita. Infatti, prima tra tutte, è la scelta di Andrea di non studiare medicina come tutti i suoi familiari, a prendere vita nella realtà parallela. Andrea si ritrova affermato, ricco, attraente, in forma, e con un’appetibile giovane ragazza. Chi rinuncerebbe a tutto questo, per tornare ad una vita noiosa e frustrante? Infatti, scegliere di tornare alla realtà diventa sempre più duro.

Non mancano elementi abbastanza inquietanti, come l’insistenza dei genitori di Melissa – la sua giovane ragazza nella vita parallela – di tenerlo con loro in casa par farne sfoggio (questa cosa mi ha ricordato tantissimo la vita parallela di Coraline di Neil Gaiman, e ho adorato!); o come il non sapere chi fossero Loro, che guardano con curiosità chi riesce a passare da una dimensione all’altra e perché. Su questo, mi sarebbe piaciuto che magari si fosse approfondito di più su l’identità di Loro; ma forse non ha importanza, perché lo scopo del libro era quello di focalizzarsi su altro (desideri, pulsioni nascoste etc), e va bene così.

Il finale è inaspettato e devo dire che l’ho apprezzato davvero tanto. Mi sono ritrovata con il libro chiuso e la bocca aperta, pensando “furbacchiona di una Torriani, ci sai proprio fare!”.

Ed è per questo che vi consiglio di leggerlo caldamente. Credetemi, è un libro di lettura piacevolmente scorrevole, senza banalità, che – una volta completato – lascia addosso un senso di inquietudine e sorpresa.

Ringrazio ancora una volta la Fandango Libri, per avermi dato la possibilità di leggere questo libro (che ho apprezzato davvero molto). Inoltre, sono del parere che dovremmo cercare di dare più spazio a questi nuovi autori Italiani, oltre ai super titoloni di sempre. Ne vale la pena!

Spero che questo articolo vi sia piaciuto, come sempre, se sì lasciate un commento e diffondete il verbo.

Un abbraccio, Brì ❤

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Sex Robot. L’amore al tempo delle macchine, Maurizio Balistreri – recensione umile #6

Buon pomeriggio e ben ritrovati cari lettori!

Andiamo dritti al sodo, come avrete letto dal titolo, oggi voglio parlarvi di un altro libro uscito da poco in libreria (27 settembre). Sto parlando di un interessantissimo saggio edito Fandango Libri (collana Documenti Fandango): Sex Robot. L’amore al tempo delle macchine di Maurizio Balistreri.

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Ebbene sì, mi dispiace deludere chi dal titolo si sarebbe aspettato un romanzo rosa, ma quello di cui vi parlerò è un vero e proprio saggio riguardante il progresso dei robot e, in particolare, i sex robot.

Maurizio-Balistreri-250x250About the author: Maurizio Balistreri è ricercatore di Filosofia morale presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino. E’ membro del Centro interdipartimentale di Studi dell’Etica in ambito militare ed è stato presidente del Comitato di Bioetica del Policlinico militare del Celio di Roma. Oltre a numerosi articoli, ha scritto molti saggi sui temi di bioetica tra cui – sempre edito Fandango – Il futuro della riproduzione umana.

 

Recensione Umile:  assodato che non stiamo parlando di un romanzo fantascientifico, Sex Robot è, sostanzialmente, un libro di filosofia morale e di etica, in cui si affrontano i problemi morali legati alla produzione e commercializzazione di questi robot del sesso.

Il primo quesito che viene posto nel saggio è se sia morale avere un rapporto sessuale con un robot. La critica principale che è stata mossa riguardo alla produzione di questi sex robot è sempre legata alla morale: chi ha rapporti sessuali con i sex robot deve per forza essere una persona depravata (viziosa, immorale etc.).  Da questa prima critica, si sfocia poi ad un altro importante problema: essendo i sex robot delle macchine prive di coscienza di sé, ed essendo state ideate delle stesse che devono dire “no”, ci porta allora a pensare che chi fa sesso con un robot “non consenziente”, potrà poi voler sperimentare lo stesso su altri esseri, e quindi questo potrebbe portare ad un incremento della violenza sulle donne.

In realtà, la tesi di Maurizio Balistreri, in tutto il saggio, è quella che non bisogna avere paura dei sex robot; poiché questi non devono essere necessariamente usati solo con motivazioni criticabili (potrebbero essere usati per “sperimentare” cose nuove con giochi di coppia, o potrebbero essere usati a sostegno di disabili che hanno comunque delle esigenze sessuali etc.).

Sostanzialmente, queste bambole sono dei veri e propri giocattoli del sesso e, oggigiorno rispetto a anni addietro, vi è stato un incremento della produzione e utilizzo di sex toys. Prima magari poteva essere considerato da depravati recarsi in un Sexy Shop, ma ormai sappiamo bene che certi articoli vengono regalati anche per ricorrenze come compleanni, anniversari etc.

Un’altra critica che Balistreri cerca di confutare, è quella che associa ai sex robot l’immagine di donna-oggetto sottomesso, e che quindi – avendo i sex robot fattezze femminili – l’uomo si abitui a trattare come una “cosa” anche la donna. Questa critica, secondo Maurizio Balistreri non è attendibile, poiché vi sono anche versioni maschili per sex robot, quindi fruibili alle donne. In più, si pensa anche a creare dei robot con fattezze intercambiabili, in modo tale che questi possano non avere un genere predefinito ed essere utili in più circostanze a seconda delle esigenze.

Ma cosa dice l’utilizzo di sex robot dei nostri rapporti interpersonali? Nulla, se questi robot del sesso verranno usati in maniera saltuaria per quello che sono (dei sex toys a tutti gli effetti). Ovviamente, se un robot dovesse diventare il nostro punto di riferimento – sessualmente e non -, dovremmo iniziare ad interrogarci sulla nostra esistenza.

Per concludere posso dire che è stato davvero molto interessante avere l’opportunità di leggere questo libro. Prima di tutto perché è importante leggere anche dei saggi oltre a tanta narrativa; e poi perché – in tempi di sviluppo tecnologico – è bene tenersi aggiornati riguardo questioni che potrebbero riguardarci.

Info plus: utopia? Fantascienza? No. I Sex robot esistono sul serio! Il primo ad essere stato creato è Roxxxy, 1 metro e 70 per 27 chili, presentata il 9 gennaio del 2010: costo? Oltre 6.000 dollari, 4mila preordini di acquisto. 4mila preordini di acquisto. Dovremmo porci delle serie domande.

Cosa c’è di male a fare sesso con un robot?

 

Spero che l’articolo vi sia piaciuto e vi abbia incuriosito almeno un poco. Come sempre, commentate e diffondete il verbo!

Sayonara, Brì ❤

Elmet, Fiona Mozley – recensione umile #5

Buongiorno e ben trovati, carissimi lettori!

Dopo l’inattività della pausa settembrile, eccomi tornata con tante novità e con una nuova #recensioneumile!

Oggi voglio parlarvi di un libro uscito da poco (il 27 settembre per la precisione), edito Fazi Editore (che ancora ringrazio per avermi spedito il libro in anteprima!).

IMG_20181009_122210_760Il libro in questione è Elmet di Fiona Mozley, romanzo d’esordio dell’autrice, finalista al Man Booker Prize e selezionato come libro dell’anno da diverse prestigiose riviste.

Ma procediamo per gradi.

 20181009_115650About the author: classe 1988, Fiona Mozley nasce a York, studia a Cambridge e successivamente si trasferisce a Londra. Ha studiato storia medievale. Fiona ha cominciato a scrivere Elmet sul suo cellulare durante un viaggio tra Londra e York, dove vivono i suoi genitori. La Mozley ha infatti affermato che sono state proprio le atmosfere misteriose di York ad averla ispirata tanto.

Trama: I protagonisti principali sono Daniel, voce narrante, figlio di John e fratello di Cathy. I tre vivono in una casa ai margini di un bosco, John l’ha costruita con le sue mani per i figli, in una terra che però non gli appartiene (è di Mr Price, che tende sempre a rimarcarne il possesso). La vita di questo ristretto nucleo familiare si svolge nel quasi totale isolamento, vanno a caccia con arco e frecce, mangiano patate, hanno abitudini contadine, e vengono visti come dei selvaggi dal resto della comunità. John – il padre – però viene anche visto come un fuorilegge che si guadagna da vivere con la violenza (combatte in incontri clandestini). L’assenza della madre viene fatta notare anche nella sregolatezza in cui vivono i figli (fumano, bevono, sono vestiti in modo non appropriato etc.), ma loro sembrano non curarsene.

In questo libro la violenza assume molti aspetti, ma esplode solo nel momento in cui Mr Price decide di riprendersi la sua terra.

Recensione umile: prima di tutto, sono del parere che bisogni un attimo focalizzarsi sull’eccellente lavoro di traduzione (Silvia Castoldi ha tradotto Elmet per Fazi Editore), che molto spesso viene messo in secondo piano.

Fiona Mozley ha fatto un ottimo lavoro nel dare voce a un narratore quattordicenne, Daniel, pieno sì di interrogativi, ma di natura ben diversa da quella dei coetanei.

L’opera si apre con il giovane protagonista in fuga e alla ricerca di qualcuno, nel primo dei sei brevi capitoletti in corsivo che si svolgono quando tutto ormai si è drammaticamente concluso; mentre la narrazione più ampia prima si concentra prevalentemente sul passato del padre, spesso coinvolto in combattimenti clandestini; dopo sulle conseguenze della scelta di John di costruire la dimora sua e dei due figli ai margini di un bosco di proprietà del prepotente Mr Price.

Successivamente, vediamo il ritmo narrativo accelerare sempre di più, e il romanzo assume sfumature thriller, fino all’apice della violenza.

Si può dire che la Mozley abbia davvero iniziato col botto. Il libro (280 pagine per €18 e una bellissima copertina in pieno stile Fazi Editore) mi ha tenuta incollata alle pagine.

Mi è piaciuta anche come ne esca vincitrice la figura femminile, in un mondo di violenza subita.

 

Bene, cari lettori, spero che la mia recensione vi sia piaciuta. Se sì, commentate e diffondete il verbo. A presto! ❤

Estelle – Storia di una principessa e di un suonatore di accordìon / Massimo Piccolo

Buongiorno, readers!

Oggi voglio parlarvi di un libro che mi è stato gentilmente mandato dalla casa editrice Cuzzolin Editore.

IMG_20180804_120321_481-01.jpegCome da titolo, sto parlando di Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordìon di Massimo Piccolo. Ma procediamo per gradi!

Screenshot_20180804-123118About the author: Massimo Piccolo è uno scrittore, autore e regista. Il suo debutto cinematografico è dato da “Assolo“, recensito in maniera lusinghiera anche dalla storica rivista del settore Ciak.

Ex giornalista (ha scritto per il Corriere della Sera, Elle e Capital), fotografo (collabora con Vanity Fair) e scrittore poliedrico, ha anche scritto e diretto moniloghi teatrali.

Trama: La principessa e futura regina Estelle, figlia di re Gustav IV e Alessaija, pare aver ereditato dalla madre – oltre all’ammaliante grazia e bellezza – anche una terribile avversione alla luce del sole. Vinto dalla paura, per il folle amore che prova per sua figlia, il re decide di trasformare il castello e i suoi giardini in una fortezza dove il sole non possa arrivare in nessun modo. Per ovviare al problema della reclusione di Estelle, suo padre cerca di allietare le giornate della principessina, organizzando feste e visite al castello. Tutto sembra procedere in tranquillità, fino a quando – durante dei giorni di festa – non arrivano al castello il principe Ileardo di Hardangerfjord (datemi una medaglia, l’ho imparato a memoria!) e Juan, un suonatore di accordìon.

Recensione Umile: Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordìon è un grazioso libricino di 86 pagine, primo volume della collana I Narratori, edito Cuzzolin Editore.

Il libro è di una dolcezza infinita. Mi ha davvero colpita la dedizione di re Gustav IV nei confronti di sua figlia e – a dirla tutta – il suo cercare in tutti i modi un “sollievo” alla reclusione di Estelle, mi ha un po’ ricordato i tappeti bianchi che il barone di Carewall fa stendere nel suo palazzo, in modo tale che la sua amata figlia – Elisewin – non fosse spaventata dai suoi stessi passi (Oceano Mare, Alessandro Baricco, ndr.). Premure e accortezze che un padre ha per la propria figlia, sono certamente le cose che mi colpiscono molto. Ho apprezzato l’assoluta dedizione di Gustav IV nei confronti di Estelle, anche per quanto riguarda la scelta del futuro sposo (scelta lasciata nelle mani di Estelle).

Come detto in precedenza, la lettura è davvero molto fluida, mai noiosa, anche perché la scrittura di Massimo Piccolo risulta davvero ironica (anche io voglio un Cusumiello che mi versi da bere a random!) e piacevole.

Tra i principali protagonisti, oltre al re e ad Estelle, ovviamente, troviamo il principe Ileardo di Hardangerfjord e Juan il suonatore di accordìon. Ad essere sincera, inizialmente ero dalla parte del belloccio e conquistatore principe Ileardo, perché un po’ ero infastidita dall’insistenza di Juan… mi sono dovuta ricredere!

Quando Juan suona il suo accordìon, mi è venuta alla mente la parte in cui Flora, Fauna e Serenella de La bella addormentata nel bosco, addormentano tutto il regno per non far scorgere l’assenza della principessa Aurora. Dettaglio che mi è piaciuto tantissimo!

Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordìon è una fiaba-non-fiaba, in cui manca il classico finale in stile “e vissero tutti felici e contenti”. Finale davvero inaspettato e particolare.

Insomma, io ho adorato questa storia e credo ci starebbe benissimo anche una bella versione Disney!

Spero di avervi incuriosito un pochino, e che diate una possibilità a questa storia, accantonando (giusto il tempo di 86 pagine) i soliti titoloni triti e ritriti che girano su instagram.

Fatemi sapere cosa ne pensate! Se invece siete autori emergenti o case editrici, contattatemi alla mail brigida.bocchetti8@gmail.com!

Blocco del lettore – cos’è e come uscirne

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Bentrovati, readers!

Chi mi segue abitualmente saprà che – purtroppo – è da un po’ che non riesco a toccare libro.

A inizio Luglio mi ero prefissata una #TBR del mese ( Luglio, col bene che ti voglio! #TBR~ ) ma, non solo è stato un flop con i libri scelti, non sono riuscita a leggere nient’altro!

Inizialmente credevo fosse solo un periodo dovuto al forte stress causato dagli esami universitari ed altri impegni; pensavo sarebbe passato in poco. Ho sempre letto 6/7 libri al mese e, quando questi sono diventati 3/4, non mi sono preoccupata. A luglio, però c’è stato un veloce declino che mi ha portato a quota zero libri per questo mese, cosa che non mi succedeva da quasi due anni!

Ma cos’è il blocco del lettore? Le cause di questo problema possono essere molteplici: un periodo troppo impegnativo, un momento di troppo stress, la scarsa voglia di leggere causata da fattori quali il troppo caldo, la troppa stanchezza e così via.

In questo periodo ho provato ad indagare dentro di me, per scoprire motivazioni profonde, ma sono arrivata alla conclusione che – semplicemente – ho ceduto alla stanchezza mentale. Ho passato un periodo di forte stress psicologico, e ho sentito di aver tirato molto una corda nella mia testa… fino a quando questa si è spezzata e ho detto stop.

Cosa fare? Le soluzioni sono molteplici ma, ahimé, sono tutte soggettive.

Sforzarsi è inutile. Non cercate a tutti i costi di leggere. Peggiorereste la situazione, allontanandovi di più dalla lettura;

Letture condivise. Provate a leggere un libro con qualcun altro. Questo – sempre senza forzare la mano sul vostro ritmo, per stare dietro all’altra persona – potrebbe spronarvi a leggere.

Racconti brevi. Procedete a piccoli passi! Se siete nella fase del blocco del lettore, provare a tutti i costi a leggere un libro di 500 pagine potrebbe risultare avvilente. Provate con brevi racconti (con me ha funzionato).

Staccate la spina. Semplicemente, se la voglia di leggere manca, rilassatevi e dedicatevi ad altro (uscite, serie tv ecc ecc). Non avvilitevi!

Spero che questo articolo possa esservi utile. Fatemi sapere se anche voi avete passato il periodo del blocco del lettore e come avete fatto ad uscirne!

Sayonara~ ❤

L’angolo dell’emergente – Alessandro Ebuli, Incastri distanti

Buon giorno e ben trovati, carissimi lettori!

Oggi – come si evince dal titolo – non vi parlerò né di recensioni umili né di #TBR (quella di luglio –Luglio, col bene che ti voglio! #TBR~ – procede davvero molto a rilento!), ma piuttosto di un angolino su questo blog, che voglio interamente dedicare agli autori emergenti !

Veniamo al dunque: oggi parliamo di Alessandro Ebuli e il suo ultimo romanzo Incastri distanti.

ebuliChi: Alessandro Ebuli inizia a cimentarsi con la scrittura sul finire degli anni novanta. Le prime composizioni sono poesie, due delle quali “Fino alla fine del mondo” e “L’amico di tutti” vedono la pubblicazione rispettivamente nel 2001 e nel 2002 all’interno di due antologie letterarie curate da due importanti premi letterari della sua zona, Il Golfo e Borgo Ligure.

Nei successivi anni continua a scrivere ed inizia a collaborare con alcune riviste musicali on line, tra le quali musictarget.it,  accordo.itstoriadellamusica.itenglishfor.itilvoloweb.it.

Continua a scrivere numerose poesie, fino ad agosto 2016, quando viene pubblicata la prima raccolta dal titolo Sotterraneo, comprendente trenta composizioni, a cura di ERETICA Edizioni. In Sotterraneo sono presenti anche le due poesie già pubblicate negli anni 2001 e 2002. La raccolta partecipa al concorso letterario “Premio internazionale Cinque Terre – Sirio Guerrieri 2016/2017” e viene premiata con medaglia e menzione di merito. Nel 2017 ERETICA Edizioni pubblica la prima raccolta di racconti dal titolo Le dieci stanze. Il libro si presenta come una raccolta a tema, nel quale viene affrontata la tematica dei diversi stati d’animo che ogni individuo porta celati dentro di sé, che solo in alcuni casi si rendono manifesti. All’interno del libro è evidente un riferimento alla figura del padre in rapporto al figlio, riscontrabile in numerosi racconti.

Copertina Cosa:  Incastri distanti esce il 3 giugno scorso. Si tratta di una raccolta di dieci racconti, la maggior parte dei quali ispirati a fatti di cronaca realmente accaduti, rivisti per contesto e personaggi in chiave romanzata. Nello specifico, l’autore ha scelto di costruire delle storie riadattate attraverso una personale interpretazione, inventando nuovi personaggi o citando esplicitamente alcuni dei protagonisti reali. Si tratta di: l’attentato dell’undici settembre 2001 a New York, la strage di Bologna del 1980, l’abbattimento del volo Itavia sui cieli di Ustica, la straziante morte di Alfredino Rampi, la morte di Maria Letizia Berdini, prima vittima del lancio di sassi in autostrada nel 1996, l’omicidio di Marta Russo all’università La Sapienza a Roma del 1997, la morte del piccolo Nicholas Green su un’autostrada della Calabria, la morte del chitarrista cantante Jeff Buckley. Inoltre, vi sono due storie di totale invenzione: una in merito al problema dell’anoressia, l’altro riguardo un musicista donnaiolo che si trova a combattere con se stesso nel tentativo di scacciare i propri demoni e le proprie dipendenze da alcool e stupefacenti.

Come: Incastri distanti ha un totale di 118 pagine – lo trovate su Ibs. per un prezzo di € 13.00 -, ed è molto scorrevole (il ché si è rivelato utilissimo per il blocco del lettore che mi attanaglia da qualche settimana). Funzionale alla scorrevolezza, anche la suddivisione in racconti (non sono racconti molto lunghi), quindi il libro si legge molto velocemente. Come vi sarete già resi conto, tutti questi racconti – alcuni reali, alcuni totalmente di fantasia – hanno qualcosa in comune che li lega: il dolore. I racconti non si perdono in frivolezze, lo scrittore – infatti – va subito al dunque, senza perdersi in troppi dettagli inutili o contestualizzazioni eccessive. Ho apprezzato molto che siano stati trattati argomenti – parlo dei fatti di cronaca realmente accaduti – che per la maggior parte sono finiti un po’ nel dimenticatoio, anche se non ho molto apprezzato il racconto – di totale invenzione – con tema anoressia. Credo che certi temi siano un po’ troppo delicati per essere ridotti a brevi racconti – ma questo è un mio umile parere personale -; così come non ho molto apprezzato l’incipit un po’ troppo costruito: mi è subito venuto da pensare “chi è che al giorno d’oggi si esprime in questo modo?”.

Comunque, in generare, sono del parere che questi racconti siano più che un semplice romanzare fatti di cronaca, bensì vere e proprie riflessioni sull’animo umano, sulla percezione che abbiamo del dolore e – magari – su quello che sarebbe potuto succedere se le cose fossero andate diversamente.

Insomma, non è una raccolta di racconti fine a se stessa, ma ha come scopo il lasciar riflettere. Ed è proprio questo lasciar riflettere ad essere molto importante, specialmente in un momento come quello che l’Italia e il mondo in generale sta vivendo. Bisogna guardare al passato e riflettere, cercare di migliorare il presente, per non dover incappare poi in futuro in altri “e se...”

 

Spero che questo piccolo Angolino dell’emergente vi sia piaciuto! Oltre a consigliarvi il libro, mi farebbe piacere uno scambio di opinioni: lo avete letto? Pensate di farlo? Cosa ne pensate delle tematiche trattate?

Se invece siete degli autori emergenti, potete contattarmi al mio indirizzo email: brigida.bocchetti8@gmail.com 🙂

A presto! ❤

 

 

Luglio, col bene che ti voglio! #TBR~

Buondì e buona domenica, readers!

Siete rimasti a casa – come me – e vi state annoiando? Siete al mare ad abbronzarvi e volete impiegare qualche minuto, prima di rigirarvi per essere cotti a puntino?

Beh, ma allora leggete questo post!

Okay, finisco di fare la scema. Veniamo al sodo! Il mese scorso (dopo il flop della prima #TBR che trovate qui #TBR di maggio~), ho tentato di nuovo si prefissarmi una lista di librini da voler leggere nel mese di giugno (Mese che va, TBR che viene!), e devo dire che l’esperimento non è andato poi così male. In definitiva, dei libri presenti nella #TBR di giugno, non sono riuscita a finire solo Pastorale Americana di Roth; ma ho aggiunto Resto qui di Balco Balzano (Resto Qui, Marco Balzano – recensione umile #4 – FINALISTA PREMIO STREGA2018), e la recentissima uscita Einaudi Il mio romando viola profumato di Ian McEwan.

Quindi, con ciò, ho deciso di prefissarmi altri libri da voler leggere nel mese di luglio, ma concedendomi – nel caso – delle modifiche in corso d’opera!

#TBR DI LUGLIO~

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🎀 Il Maestro e Margherita, Michail Bulgakov. Conosciutissimo classico moderno edito Mondatori, l’ho scelto perché d’estate mi piace leggere libri “corposi”. Questo l’ho ricevuto due estati fa, grazie ad uno scambio su Acciobooks, e dire che è anche arrivato il momento di leggerlo!

🎀 Sfida a Poirot, Agatha Christie. Ormai chi mi segue, sa quanto io ami la Christie e – in particolare – le avventure del piccolo investigatore Belga Poirot. La scorsa estate ho letto – e mi sono innamorata di Dieci piccoli indiani -, quindi ho deciso di replicare!

🎀 La camera azzurra, Georges Simenon. Non so praticamente nulla di questo Adelphi, ma ho letto buone cose sulla produzione di Simenon, quindi ho voluto cominciare da La camera azzurra, per concedermi una lettura breve come diversivo a Il Maestro e Margherita.

Bene, amici! La mia #TBR finisce qui. Se conoscete o avete letto qualcuno di questi libri, fatemelo sapere con un commento! 🌸💕

再见~

Chi vuol essere… libronario!

Buongiorno, lettori!

Oggi articolo diverso dal solito. Come potete intuire dal titolo, infatti, non ci sarà alcuna recensione umile, bensì voglio parlarvi di un progetto che mi sta a cuore.

A cosa mi riferisco? Beh, al chiacchieratissimo Chi vuol essere libronario (#CVEL) di Aldostefano Marino!

Ma procediamo per gradi.

Screenshot_20180619-163315Chi: Aldostefano Marino è un ragazzo di ventitré anni (classe 1995) di Cagliari. appassionato di lettura. Nato da madre sarda e padre siciliano, cresce con la passione della letteratura. Si iscrive e laurea a La Sapienza, alla facoltà di Arti e Scienze dello Spettacolo. E’ nel 2016 che scrive il suo primo romanzo, Al momento giusto, edito Augh!/Alter Ego Edizioni. Nel frattempo cura una profilo Instagram (@aldostefanolegge) dove parla di libri.

Come: così, per caso. Trovatosi a parlare su Instagram, si confronta con chi, invece, di libri – per un motivo o per un altro – non le legge quasi per niente. E’ su questo che Aldostefano prima si interroga, e poi pensa a quello che diventerà un vero e proprio progetto.

Cosa: in soldoni, Chi vuol essere libronario è un gioco a quiz, dove si vinceranno dei libri. Sono tantissimi i profili che supportano l’idea di Aldostefano, e che lavorano giorno e notte con lui per poterne ottimizzare l’organizzazione. Così come sono tante le case editrici che hanno aderito all’iniziativa #CVEL. Perché? Perché i libri in palio sono dati proprio dalle case editrici, ma non è così facile vincere!

Qui sotto vi lascio la foto con il programma dettagliato del gioco (siccome è strutturato in più giornate).

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La cqosa importante che mi preme specificare, è che il gioco è nato per avvicinare i non lettori alla lettura. Non è dedicato ai bookblogger o ai lettori forti come me (che leggo una media di più di 40 libri all’anno); è dedicato a coloro che non leggono, che leggono poco, pochissimo. Lo scopo – ed è importante specificarlo – non è il mero vincere libri gratis, ma dare la possibilità a chi non legge, di potersi avvicinare – in un modo simpatico come un gioco a quiz – alla lettura. A volte basta davvero un piccolo imput. Ed è importantissimo condividere questo messaggio, e dovremmo essere proprio noi “lettori forti” a coinvolgere quanti più non lettori possibili!

Inoltre è anche importante – e perdonate l’abuso che sto facendo della parola “importante” – che condividiate il vostro amore per la lettura. Perché se davvero vogliamo far avvicinare qualcun altro a questo fantastico mondo, dobbiamo dargli dei motivi per cui preferire una buona lettura, ad un paio d’ore davanti alla TV.

Cosa state aspettando? Diffondete la notizia e correte ad iscrivervi!

Se avete dubbi o domande, se volete supportare in qualche modo – chiunque voi siate -, contattate @aldostefanolegge, oppure scrivete all’indirizzo cvel@aldostefanomarino.it

 

E che la lettura sia con voi! 💕

 

 

Resto Qui, Marco Balzano – recensione umile #4 – FINALISTA PREMIO STREGA2018

Buonsalve, lettori!

Come qualcuno di voi saprà, l’articolo sarebbe dovuto uscire prima ma, ovviamente, cosa sarebbe una vita senza una sfiga costante? L’articolo era bello e pronto per essere pubblicato, quando… ZAC si aggiorna la pagina e addio bozza. Un articolo di mille parole, scritto in due ore.

Ma vabbé, non perdiamoci d’animo, eccoci di nuovo qui!

Come si evince dal titolo, oggi vi parlerò di uno dei cinque finalisti al Premio Strega di quest’anno.

14Per chi non lo sapesse – spero nessuno – il Premio Strega è un premio letterario che viene assegnato annualmente all’autore o autrice di un libro pubblicato in Italia. È universalmente riconosciuto come il premio letterario più prestigioso d’Italia, oltre a godere di una consolidata fama in Europa e nel resto del mondo.

Lo scorso anno, abbiamo visto come vincitore Paolo Cognetti con Le otto montagne (che ho adorato!). Quest’anno dopo le prime scremature (da 12 sono passati a cinque finalisti), siamo arrivati finalmente ai pochi papabili, che il 5 luglio concorreranno alla finale dell’ambito premio.

Tra questi cinque, appunto, abbiamo Resto Qui di Marco Balzano. Di cui parleremo oggi.

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Il libro di Marco Balzano è stato proposto da Pierluigi Battista che scrive:

«La copertina del romanzo Resto qui di Marco Balzano raffigura un campanile che spunta dalle acque di un lago. Quel campanile esiste davvero, ed è l’unica traccia rimasta di una vallata del Sudtirolo sommersa dalle acque che, dopo la costruzione di una diga fortemente osteggiata dalla popolazione locale, hanno invaso le terre, le case, le stalle, i masi, i luoghi di una civiltà oramai cancellata. Nel libro di Balzano la storia raccontata da una voce narrante femminile descrive un fatto vero ma dimenticato, una gigantesca catastrofe che è stata l’atto finale di una persecuzione linguistica, etnica, culturale, morale avviata con l’italianizzazione forzata di una valle che da secoli si esprime in lingua tedesca. Ma la scrittura di Balzano permette di ricostruire sentimenti, passioni, disperazioni e fughe rocambolesche di un microcosmo vitale eppure condannato attraverso una forza narrativa che inserisce le vicende private nella tragedia della grande storia.»

balzano-3-1023x1024About the author: Marco Balzano è nato e vive a Milano, dove lavora come insegnante di Lettere nei licei (pensate che fortuna quei liceali!). Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo, Il figlio del figlio (Ed. Avagliano), aggiudicandosi il Premio Opera Prima all’XI edizione del Premio Letterario Corrado Alvaro.  Il libro viene tradotto in tedesco nel 2011. Ma è nel 2015, con il suo terzo romanzo (L’ultimo arrivato, ndr.), che si aggiudica le edizioni del Premio Campiello, del Premio Volponi, del Premio Biblioteche di Roma, del Premio Fenice-Europa. Il romanzo viene tradotto in Francia, Germania e Olanda.

Trama: ci troviamo a Curon, terra di confine dell’Alto Adige, nel ventennio fascista. E’ il periodo in cui Mussolini prova ad italianizzare l’italianizzabile, compresa una popolazione ed una terra che, con l’italia, non vuole averci niente a che fare. E’ attraverso gli occhi di Trina, voce narrante e protagonista, che viviamo la vita sulle Alpi, respiriamo l’odore di guerra che segue la venuta fascista, viviamo la guerra, e capiamo cosa deve essere stato provare a ricostruire. E poi c’è la diga, quella maledetta diga che ha inondato storie, ricordi, radici.

Recensione umile:  questo libro è bellissimo. Partiamo da questo presupposto. Ma procediamo per gradi. Il libro è suddiviso in tre parti principali, ovvero: Gli anni, Fuggire, L’acqua; che hanno rispettivamente 12, 15 e 11 capitoli ognuno. I capitoli sono brevi ma intensi, e scorrono via con facilità e velocità. Il libro, infatti, ha una scrittura molto scorrevole, e una trama che tiene incollati i lettori al libro, anche per merito di questa suddivisione in brevi capitoli. C’è una climax ascendente in ogni capitolo, che ti fa venire voglia di sapere sempre cosa verrà dopo, e dopo ancora. Le pagine non sono molte (192p. in totale), e forse l’unica pecca è la solita questione del prezzo eccessivo di questi Supercoralli Einaudi (18.00 euro per un libro di nemmeno 200 pagine, è troppo. Anche se, in questi giorni lo trovate in sconto del 15% sia su Ibs. che su Libraccio.it), però – credetemi – il libro merita davvero tanto.

Mi sono emozionata con le emozioni di Trina – la protagonista -, e tanto di cappello a Balzano per come è riuscito a scrivere di una donna, come una donna. Chi legge si dimentica che a scrivere è un uomo. Non è da tutti.

Per me, Balzano merita la vittoria non solo perché il libro è bello o perché è scritto bene. Dietro questo libro ci sono anni di ricerche, di viaggi, di letture, di interviste. Questa non è mera fiction. Questa è verità accurata e romanzata. Romanzata egregiamente.

Lo consiglio caldamente, specialmente se vi è piaciuto Le otto montagne di Cognetti. Tranquilli, se non vi è piaciuto non ci sono problemi, non li associo per similitudini di trama o cose del genere. Li associo – e chi ha letto Cognetti può capire – perché la delicatezza con cui si parla di Alpi, montagne, cime, pascoli e via discorrendo, accomuna questi due autori. La delicatezza.

PLUS ULTRA – citazioni preferite: 

  • Credevo che mi potessero salvare, le parole.
  • Ti fa sentire una ladra certe volte l’amore.
  • Perché vivere vuol dire per forza andare avanti?
  • Io prima o poi me ne andrò perché non ho radici da nessuna parte. Ma se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne si appartengono, non devi aver paura di restare.
  • Mi ero disabituata a sentire il suo nome. Era il mio dolore segreto, di cui non avevo parlato con nessuno. Nemmeno con me stessa.
  • Diventa una vertigine, il dolore. Qualcosa di familiare e nello stesso tempo di clandestino, di cui non si parla mai.
  • Certi giorni me ne pento, ma è tutta la vita che mi succede così. D’improvviso devo disfarmi delle cose. Bruciarle, strapparle, allontanarle da me. Credo sia la mia strada per non impazzire.

19802482826_4729f74749_bInfo+: come scritto sopra, con le parole Pierluigi Battista, il campanile che è raffigurato nella copertina, esiste davvero. E’ l’unica traccia della vecchia Curon Venosta. Lì ora c’è il Lago di Resia, sotto – invece – il paese sommerso. Sommersi i ricordi, le case, le stalle, le chiese, tutto.

La leggenda vuole che durante i mesi invernali le campane prendano inspiegabilmente a suonare, benché rimosse il 18 luglio 1950, poco prima dell’allagamento.

 

«Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi aver paura di restare»

 

Spero vi sia piaciuta questa recensione (se sì, commentate e diffondete il verbo!), e vi sia venuta una piccola curiosità nei confronti di questo libro. Ho tralasciato le parti più emozionanti, per non spoilerare. Sono parti presenti al culmine dei climax ascendenti, cose che il lettore non si aspetta di leggere, cose che emozionano, e fanno stringere il cuore. E’ stato veramente toccante.

Sayonara

Pomodori Verdi Fritti, Fannie Flagg – recensione umile #3

Bentrovati carissimi lettori!

Come si evince dal titolo, oggi vi parlerò di un libro che avevo in lettura dai primi di giugno, di cui vi ho anche accennato nell’articolo precedente ( Mese che va, TBR che viene!).

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Sto parlando, appunto, di Pomodori verdi fritti al caffé di Whistle Stop di Fannie Flagg. Sebbene il libro sia – nientepopodimeno che – del 1987 (tradotto in italia per la prima volta solo nel 1992), io non ne avevo mai sentito parlare, tant’é che l’ho scoperto da pochissimo, curiosando sul profilo instagram di Rosy Lo Baido ( la trovate come bibliorosy ). Ed è proprio per questo che amo del seguire altri profili di bookblogger e bookstagrammer non troppo famosi: quando consigliano un libro, non lo fanno perché sono pagati o perché ricevono libri in regalo. Lo fanno perché davvero hanno amato il libro a cui si riferiscono. E devo ringraziare la carona Rosy, perché altrimenti non avrei mai avuto l’occasione di leggere un libro tanto bello. Davvero.

Il libro – in una bellissima edizione BUR (Biblioteca Univ. Rizzoli, ndr) – ha un moderatissimo prezzo di 10 euro per il formato cartaceo, e di 6 euro per il formato digitale; per un totale di 368 pagine. Niente male, no?

About the author: 

Patricia Neal, meglio conosciuta come Fannie Flagg (Birmingham, 21 settembre 1944), è una scrittrice e attrice statunitense. Fannie Flagg è dichiaratamente omosessuale e nei suoi romanzi è possibile trovare vari riferimenti a situazioni, personaggi e relazioni LGBT. Attualmente la scrittrice divide il suo tempo fra la California e il nativo Alabama.

È autrice di numerosi romanzi che hanno avuto tutti un grande successo di pubblico sia negli Stati Uniti che in altri paesi del mondo.

Trama: Il romanzo si sviluppa con una duplice narrazione parallela: in parte viene narrato dalla signora Weems, nel “Bollettino di Whistle Stop”, e in parte si dipana attraverso gli aneddoti che l’anziana signora Threadgoode racconta all’attenta amica Evelyn Couch, come quello della storia d’amore tra Ruth e Idgie. Attraverso questi racconti emerge una società degli anni Trenta-Quaranta che, pur cominciando a cambiare, fatica ancora ad accettare la popolazione nera al di fuori dell’ottica della servitù. Le due narrazioni, si dividono tra il racconto di una Whistle Stop che va dagli anni della Depressione alla fine della Seconda Guerra Mondiale; e un’epoca più moderna – la fine degli anni ottanta -, in cui è la stessa signora Threadgoode a ricordare i vecchi e bei tempi di quella cittadina dell’Alabama. Un racconto nel racconto.

Recensione umile #NOSPOILER: se vi siete scoraggiati, perché pensate che sia pesante sorbirsi una lettura sugli anni Trenta, in cui si parla della popolazione nera e della sua difficoltà… vi state sbagliando!

Il libro è questo, pur non essendo questo!

Sto impazzendo? No, tranquilli. E’ che il romanzo riesce ad affrontare temi molto delicati ed importanti, senza risultare pesante o difficile. La facilità con cui Fannie Flagg tocca determinati argomenti è disarmante; anche perché, caratteristica principale di tutto il romanzo, è un’ironia e uno humour irresistibile. Con questo non sto dicendo che il racconto di certi temi molto importanti, sia superficiale. Anzi! E’ che l’autrice riesce a colpire nel segno, a far riflettere, a commuovere, a far sorridere, tutto con estrema naturalezza.

Ho amato questo libro sin dalle prime pagine – la narrazione, tra l’altro, scorre velocemente -, e la cosa che più mi ha colpito (e qui si nota tutta la bravura della scrittrice) sia il fatto che molte cose restano non dette. Mi spiego meglio: in soldoni, la Flagg tende a lasciare intendere determinate cose, non ribadisce l’ovvio, ma si aspetta che il lettore capisca, senza dovergli imboccare tutto con il cucchiaino. Ho adorato! Mi è venuto da pensare diverse volte “e brava la cara Fannie Flagg, vecchia volpona!“, perché nulla è lasciato al caso. Lei lancia l’amo, ed è il lettore ad abboccare. E sono proprio questi “non-detti” (che poi completeranno il puzzle alla fine), che catturano l’attenzione del lettore.

L’autrice ha creato un posto fantastico – il caffé di Whistle Stop -, un angolo di paradiso dove persino la Depressione e il Secondo Grande conflitto, non riescono a turbarne la tranquillità. Ho sentito nostalgia per un’epoca non mia, un’epoca molto lontana per me, ma meravigliosa. E così, come Evelyn tramite i racconti della signora Ninny Threadgoode, anche io mi sono affezionata ai personaggi di Whistle Stop, come se fossero stati cari amici.

Consiglio spassionato: questi sono i libri che meritano di essere letti. Ve lo consiglio caldamente! Io, ad esempio, ho già cercato di reperire tutti gli altri romanzi della scrittrice!

PLUS ULTRA – citazioni preferite: 

  • Sa, un cuore si può spezzare, ma continua lo stesso a battere.
  • Evelyn aveva quarantotto anni e, da qualche parte lungo la strada si era persa.
  • Non ci si può dibattere nella tristezza, perché fa ammalare più in fretta di qualunque altra cosa al mondo.
  • Non forzarmi a lasciarti e ad allontanarmi da te, perché dove tu andrai, andrò anch’io e dove tu dimorerai anch’io dimorerò.
  • Da quel momento in poi era cominciato per entrambi un lutto senza fine. Non che ne avessero mai parlato. Quelli che soffrono davvero non lo dicono mai.

00806506Info+: 

  • Vi è anche la trasposizione cinematografica, intitolata Pomodori verdi fritti alla fermata del treno. Il film è stato interpretato da Jessica Tandy (Oscar per A spasso con Daisy), Kathy Bates (Oscar per Misery non deve morire), Mary Stuart Masterson e Mary-Louise Parker, e la stessa autrice Fannie Flagg ha partecipato alla stesura della sceneggiatura.
  • Nelle ultime pagine del libro è presente la ricetta dei pomodori verdi fritti, e la stessa autrice ha successivamente pubblicato un libro di ricette, Fannie Flagg’s Original Whistle-Stop Café Cookbook, dedicato ai piatti tipici della cucina del sud degli Stati Uniti. Il libro però non ha una edizione tradotta in italiano.

 

 

Spero che questa recensione vi sia piaciuta, se così fosse, commentate commentate e diffondete il verbo, cari amici!

Alla prossima lettura! ❤