Napoli Città Libro – Fiera del libro e dell’editoria 4-7 aprile 2019

Buongiorno e ben ritrovati cari readers!

Un breve periodo di inattività dovuto ad un intenso periodo di lavoro, ma eccomi qui.

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In questi giorni (dal 4  al 7aprile, ndr) si sta tenendo a Castel Sant’Elmo il Salone del Libro e dell’Editoria, Napoli Città Libro. Io ho avuto il piacere – e l’onore – di esserci come relatrice nella prima giornata di apertura, per presentare, assieme all’autore, Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordìon, che ho recensito qui sul blog ad agosto (premi qui per la recensione).

Per dare la giusta rilevanza ad entrambe le cose, in questo articolo, vorrei parlarvi un attimo del Salone. In questi giorni, poi, farò un articolo apposito per quanto riguardo la piacevole presentazione di Massimo Piccolo.

First of all, ammetto di non essere mai stata prima d’ora a nessun altro salone del libro – purtroppo -, quindi non ho termini di paragone: solo la mia esperienza e il mio parere totalmente soggettivo.

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Partiamo dalla location: Castel Sant’Elmo dove – shame on me – non ero mai stata, è una location bellissima, ricca di cultura e storia, ed offre un panorama mozzafiato. È un castello medievale, adibito a museo, sito sulla collina del Vomero nei pressi di San Martino a Napoli. Purtroppo però, essendo un castello antichissimo, ha i suoi limiti che, combinati ad una organizzazione superficiale, crea dei disagi.

Siete dei social-addicted che patiscono molto il freddo? Iniziate a prepararvi psicologicamente: che piova o che ci sia il sole, le spesse – e umidissime – mura di pietra abbassano di molto – ma molto! – la temperatura, soprattutto nel pomeriggio. Per non parlare del fatto che, non c’è campo al suo interno. Questo è stato un disagio che ha creato non pochi problemi (non tanto ai visitstori, perché bisogna anche godersi il giro senza stare incollati al telefono), ma a dei giornalisti con cui ho potuto parlare, che purtroppo necessitavano di linea e di internet durante le conferenze.

I successivi problemi che ho riscontrato, sono prettamente organizzativi:

La fiera non ha un programma guidato e, pur essendoci qualche mappa nei punti delle sale principali, per il tragitto mancano completamente le indicazioni. Risultato? Vi troverete – inevitabilmente – a passare e ripassare davanti agli stessi stand, prima di giungere dove preferite.

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Io sono stata lì da ora di pranzo fino a chiusura, insieme a Terry di @fallinbooks, e credetemi: in circa 6 ore ci siamo perse una decina di volte (vuoi anche uno scarso senso dell’orientamento di entrambe, ma tant’è).

Altra perplessità dovuta all’angolo bar. Ho sentito persone dire “raga, il caffé è buono!”. Indubbiamente… se uno potesse goderselo stando seduti. Lo spazio di certo non mancava, le sedie sì! Vi erano quattro tavolini, ma solo uno di questi aveva le sedie (che ovviamente erano sempre occupate).

Il programma delle giornate è molto ampio, offrendo vari congressi interessanti a tutte le ore, e gli stand delle case editrici indipendenti erano davvero molti ed incuriosivano parecchio…

Ma:

L’impressione che ho avuto è stata quella che si sia puntato tutto sul catturare l’attenzione di possibili visitatori, con la presenza di ospiti illustri e famosi: Pippo Baudo (Pippo Baudo, raga!), Vincenzo Salemme, Diego De Silva, Casa Surace etc., piuttosto che dedicare la giusta attenzione alle piccole case editrici indipendenti, i cui stand sono stati lasciati molto a sé stessi. Questo è un vero peccato, perché ce n’erano davvero di validissimi che – secondo il mio modesto parere – meritavano molta più sponsorizzazione e visibilità.

Durante questi primi giorni, ho anche visto molte persone fomentarsi per la presenza di case editrici più importanti come Salani Editore, Bao Publishing, Minimum Fax, Guanda etc… ebbene, mentre io e Teresa sfogliavamo il programma, non riuscivamo a capacitarci di come tutte queste CE stessero allo stesso stand: il misterioso P04. Abbiamo scoperto poi – con sommo dispiacere – che, al suddetto stand, erano state raggruppate queste case editrici nel peggior modo possibile: UN – uno, massimo due – LIBRO PER CASA EDITRICE.

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Esempio? Guanda aveva solo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Sepùlveda; Salani aveva solo il PRIMO volume della Saga di Harry Potter; Minimum Fax aveva Cognetti e Wallace e la Bao aveva solo Zerocalcare. Come se le CE in primis non avessero voluto imvestire nella loro presenza a Napoli Città Libro. Super deludente.

Un raggio di luce e speranza ci è stato dato dalla Edizioni E/O e NN Editore, ai cui stand abbiamo avuto modo di interloquire e confrontarci con persone davvero interessanti.

Nel complesso, è stato comunque un giro piacevole e produttivo, e con mio sommo piacere, ho notato che l’animo generale e l’interesse, sia un po’ aumentato (il primo giorno anche i venditori agli stand si lamentavano che nessuno si fermasse agli stand).

Per concludere credo che, se Napoli voglia davvero affermarsi come città per il salone del libro e dell’editoria, in netta contrapposizione ad una più famosa versione nordica, ci sia ancora molto (mooolto) da migliorare.

Spero che questo articolo vi sia piaciuto, ripeto che questo è il mio discutibilissimo parere soggettivo  dovuto a tante variabili di quella prima giornata, quindi che nessuno si sentisse offeso se ha un’oponione diversa dalla mia. Anzi, mi può solo far piacere se questo salone vi sia piaciuto da impazzire, a differenza mia.

Al prossimo articolo,

Brì.

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L’angolo dell’emergente – Il pane sotto la neve, Vanessa Navicelli

Buon pomeriggio e buon anno, cari readers!

Per il primo articolo del nuovo anno, torno a spolverare una rubrica molto interessante, ovvero l’angolo dell’emergente.

L’anno appena conclusosi – prima di finire – mi ha regalato una lettura davvero coinvolgente ed interessante. Di cosa sto parlando? De Il pane sotto la neve di Vanessa Navicelli.

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Immagine correlataChi: Vanessa Navicelli è nata in provincia di Piacenza, ma da anni vive a Pavia. Non è di certo una sconosciuta! Come mai? Nel 2012 con il suo romanzo “Il pane sotto la neve” è stata finalista della prima edizione del Premio Letterario “La Giara”, indetto dalla RAI. Scelta come vincitrice per l’Emilia Romagna. Ha vinto la sezione “Scritture per Ragazzi” dello Scriba Festival di Carlo Lucarelli e vari premi con la Scuola Holden di Alessandro Baricco. Il Premio Cesare Pavese per la poesia e il Premio Giovannino Guareschi per racconti.

Vanessa scrive romanzi per ragazzi e adulti, e storie per bambini; con uno stile ricco semplicità, empatia ed umorismo.

Risultati immagini per Il pane sotto la neveCosa: Il pane sotto la neve è il primo capitolo di una saga familiare di 254 pagine, detta Saga della Serenella – ovvero nome familiare del fiore di lillà, molto caro all’autrice (al modico prezzo di 9,99 euro. Acquistabile solo online, su Amazon dove trovate anche la versione ebook molto economica!).

Il romanzo, trattandosi di una saga familiare, ci viene raccontato da punti di vista differenti. E’, inoltre, stato concepito come un romanzo autoconclusivo, quindi può essere letto indipendentemente dagli altri.

Come: Il pane sotto la neve è un romanzo di narrativa popolare, ambientato al confine tra la provincia di Piacenza e la provincia di Pavia (tra Emilia e Lombardia). E’ la saga di una famiglia contadina, che va dai primi del 1900 al 1945. Quindi, possiamo subito capire quanto possa essere interessante il contesto storico, nel quale è ambientato il romanzo.

La realtà del romanzo, è quella fatta dalla quotidianità delle piccole e semplici cose . La realtà e l’ansia della prima guerra mondiale, del lavoro in campagna, di figlie che crescono e diventano donne. E poi, ancora, una seconda guerra, ancora più terrificante, di nipoti che lasciano la vita semplice e quotidiana per partire per il fronte; chi diventa partigiano. Ed è proprio l’orgoglio partigiano che troviamo nelle canzoni degli alpini e nella musica di Verdi.

Un romanzo profondo, che ci ricorda come siamo arrivati fin qua, grazie a chi. Immaginate di sedervi vicino ai vostri nonni (in questo caso, ci affezioniamo a Tino e Cesira), e di sentirli parlare della loro infanzia da figli di contadini, di soldati, di partigiani orgogliosi. E’ questa la sensazione che emana Il pane sotto la neve, il racconto di una storia che ci ha toccato da vicino, narrataci con semplicità e calore.

Vi consiglio questo romanzo se avete finalmente voglia di leggere qualcosa di nuovo, che merita, e non i soliti titoli che ci vengono propinati da millemila blogger e poi risultano essere delle fregature.

Un abbraccio,

Brì ❤

 

 

 

Carnaio, Giulio Cavalli – recensione umile #9

Ben trovati carissimi lettori!

Oggi nuova recensione umile, con un tema molto particolare.

Voglio parlarvi di un libro che ho avuto la possibilità di leggere in anteprima grazie alla Fandango Libri.

IMG_20181121_182553_867Si tratta di Carnaio di Giulio Cavalli, uscito l’8 novembre, appunto, per Fandango Libri.

403382_10150839359487756_324449959_nAbout the author: Giulio Cavalli, Milano 1977, è uno scrittore teatrale, molto attivo anche nella vita politica (dal 2007 vive sotto scorta per il suo impegno nella lotta contro le mafie). Collabora con varie testate giornalistiche e ha pubblicato diversi libri d’inchiesta, tra i quali: Nomi, cognomi e infami (2010); L’innocenza di Giulio (2012) e Mio padre in una scatola di scarpe (2015). E’ stato membro dell’Osservatorio sulla legalità e consigliere regionale in Lombardia.  Scrive su Left, Fanpage e sull’Espresso. Con Fandango Libri ha pubblicato nel 2017 Santamamma.

Trama: Tutto si svolge a DF un paesino imprecisato dell’Italia, che dà sulla costa. Un piccolo paesino di mare, dove prevalentemente di vive di pesca e ipocrisia ( un prete che predica ma va a puttane, ne è il chiaro esempio). Un giorno, però, un vecchio pescatore – Giovanni Ventimiglia -, mentre tira le sue reti, trova un cadavere. Già da principio, questo cadavere viene spersonalizzato, e si pensa solo ai problemi che porterà a Giovanni l’aver fatto questo ritrovamento. Purtroppo, però, questo cadavere sarà il primo di una lunghissima serie – ondate di cadaveri, tutti uguali tra loro – che affliggerà DF. Da qui si cerca subito aiuto ai ministri a Roma, dove però si tergiversa senza fare nulla (vi suona familiare?). Sarà quindi DF a chiedere l’indipendenza e cercare di far fronte a questi cumuli di cadaveri. Come? Nel modo più incredibile possibile.

Recensione umile: vorrei poter definire questo libro un romanzo “distopico“, ma la cosa che fa male di Carnaio, è che non si sa davvero quanto il racconto possa essere distante dalla realtà che già stiamo vivendo. A pensarci bene, non è diverso poi così tanto. Carnaio è uno schiaffo in faccia. Ci fa aprire gli occhi. La gente ipocrita che finge di non vedere, siamo proprio noi. Noi, che in una situazione politica così particolare, dove vengono chiusi i porti a dei poveri disgraziati che cercano solo un rifugio e una vita nuova, noi tacciamo, voltiamo il capo dall’altra parte, ci fingiamo indignati… ma in realtà non facciamo niente.

All’immobilità di del governo a Roma, DF decide di ribellarsi, ma lo fa nella maniera più macabra e inquietante possibile.

Fin da subito, l’attenzione non viene mai posta sui cadaveri: chi siano, da dove vengano, come mai siano morti, chi abbiano lasciato, come si chiamavano. No. Sono solo corpi, carne morta senza nome, senza passato, senza futuro. Sono i diversi, quelli lì, qualcosa che non ci riguarda, solo perché non hanno il nostro stesso colore di pelle. Solo perché magari non parlano la nostra stessa lingua, perché non sono nati nel nostro stesso paese. Sono così spersonalizzati, che vengono descritti tutti allo stesso modo, tutti alti ugualmente, tutti con lo stesso peso, con la stessa corporatura. Non sono persone, sono solo un disturbo, un problema di cui bisogna liberarsi. E a DF lo si trova il modo per poter approfittare, per darsi da fare e ricavare benefici dalla sfortuna di avere avuto le coste invase da cumuli di cadaveri: si crea lavoro, si aprono fabbriche, si incrementa la mano d’opera, si creano prodotti. Come? Sulla pelle (con la pelle, la carne, le ossa, tutto) dei morti. Si lucra sulla sfortuna altrui, per ricavarne vantaggio. Vi sembra familiare come cosa? A me sì, ed è spaventoso.

Credo che Carnaio serva a far riflettere su quello che stiamo vivendo, e serva a far aprire gli occhi. E noi amanti dei libri, che ci vantiamo sempre di avere una marcia in più, una sensibilità in più, cultura in più, intelligenza in più, rispetto a chi non legge, dovremmo essere i primi a smuoverci per fare qualcosa di concreto. Forse non saremmo arrivati al punto di creare borse con la pelle degli immigrati, o di mangiare la loro carne, ma non credevo che saremmo mai arrivati nemmeno al punto di sbatter loro le porte in faccia, sapendo che potrebbero morirci, lì fuori. Non siete un problema nostro. E’ questo il messaggio che passa con questa politica.

Dov’è finita l’umanità? Ma ancor più grave, senza l’umanità, dove andremo a finire?

Leggete Carnaio di Giulio Cavalli, apprezzatelo, aprite gli occhi.

Brì.

Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya, Paolo Cognetti – recensione umile #8

Ben trovati, carissimi lettori!

Ormai il freddo è con noi, l’inverno è alle porte, ed è arrivato quel bel periodo in cui si legge con piacere al calduccio con un bel plaid sulle gambe e una tazza di tè in mano.

Personalmente, dopo mesi un po’ aridi in quanto a letture – anche a causa degli impegni di lavoro -, novembre mi ha regalato qualche gioia in più, con tanti bei libri letti, tra nuove uscite e non.

Oggi mi voglio focalizzare sulla recensione umile di una nuovissima uscita, ovvero Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya di Paolo Cognetti (vincitore del Premio Strega 2017 con Le otto montagne, ndr).

unnamed-8-9About the author: Paolo Cognetti, Milano 1978, è un autore conosciuto per molte delle sue opere. Tra le più famose ricordiamo sicuramente la raccolta di racconti Manuale per ragazze di successo (2004), il “romanzo di racconti” Sofia si veste sempre di nero (2012), vincitori di numerosi premi. Dopo aver studiato da autodidatta letteratura statunitense, pubblica diverse guide personali alla città di New York.  L’altra passione di Cognetti è la montagna, dove trascorre in solitudine alcuni mesi all’anno. Da questi eremitaggi è nato un diario, Il ragazzo selvatico, del 2013.

tumblr_orwhlhWk3Y1vjdkqio1_1280L’8 novembre del 2016 è uscito per Einaudi il suo primo romanzo in senso stretto: Le otto montagne, venduto in 30 paesi ancor prima della pubblicazione, con il quale si è aggiudicato il Premio Strega 2017, il Prix Médicis étranger, il prix François Sommer 2018, l’English Pen Translates Award, il Premio Itas, il Premio Viadana e il Premio Leggimontagna.

IMG_20181127_095628_489Trama: questo libro è stato concepito come un diario di viaggio. Racconta il mese trascorso in Nepal con una carovana di oltre quaranta persone, tra escursionisti, sherpa e guide.

Il pretesto per il viaggio è il quarantesimo compleanno dell’autore, classe ’78, che parte con due amici: Nicola, un pittore con cui condivide la passione per Tiziano Terzani, e un amico montanaro, con cui condivide la vita sulle Alpi.

Questo viaggio in Himalaya, va oltre il mero scopo di raggiungere una vetta. E’ un girare attorno a questa terra ancora incontaminata. Con sé un taccuino, degli amici, e un libro ( Il leopardo delle nevi, ndr) il cui protagonista gli farà da guida durante il suo cammino.

Recensione umile: se la trama vi sembra semplice, vorrei dirvi che Paolo Cognetti potrebbe far sembrare poetica anche la lista della spesa di mia madre. Questo libricino (107 pagine in tutto, per un prezzo di 14 euro – che stavolta ho speso con piacere, cari costosetti Supercoralli Einaudi!), è stato concepito proprio come un taccuino di viaggio anche per le sue dimensioni, ben inferiori rispetto ai normali Supercoralli Einaudi.

Senza mai arrivare in cima non è solo il percorso fisico che l’autore fa tra le montagne dell’Himalaya, è un viaggio interiore pregno della delicatezza che contraddistingue Cognetti, e della sua profondissima sensibilità.

                                               È il trovare un senso ad ogni passo.

Troviamo di nuovo la montagna, grande signora anche in Le otto montagne, ma diversa dalla concezione occidentale e dell’alpinismo: non c’è una cima da raggiungere; la vetta è un qualcosa di sacro ed inaccessibile. Il viaggio in Nepal è soprattutto ricerca di purezza ed integrità, in un mondo in cui le città si stanno sempre di più omologando allo stesso schema.

Oltre al tema del viaggio e della scoperta, in Senza mai arrivare in cima troviamo anche un tema ricorrente anche in Le otto montagne: quello dell’amicizia tra uomini, che nel tempo si è un po’ perso nella letteratura. Nicola non divide solo la tenda con Paolo, ne condivide il cammino a volte in compagnia, a volte insieme ma da soli.

Per concludere vorrei dirvi che, a parer mio, vale davvero la pena leggere questo libro. Specialmente se vi è piaciuto Le otto montagne. Cognetti è una garanzia, ve lo assicuro.

magrin-sin-e-cognetti-dxInfo+: l’amicizia tra Paolo e Nicola è nata per volere del destino: nati entrambi nel 1978 a poche ore di distanza l’uno dall’altro (coincidenza toccata anche ai loro padri); cresciuti a Milano, passati per qualche tempo da New York, fuggiti in una baita in montagna, conosciuti per caso.

Nicola Magrin, illustratore, non ha solo condiviso il cammino di Paolo Cognetti, gli ha anche illustrato la copertina di Le otto montagne e Senza mai arrivare in cima.

PLUS ULTRA – citazioni preferite: 

  • Chi ha visto il monte Kailash dalla cima inviolata della Montagna di Cristallo? Cerca la risposta in questo saliscendi: poiché perderai qualsiasi cosa tu abbia creduto di guadagnare, impara che ben più prezioso della vetta è il sentiero. Trova il senso ad ogni passo. Dentro questa concentrazione.
  • Questo è infondo l’unico coraggio richiestoci: avere coraggio per ciò che di più strano, di più singolare e di più inspiegabile può succederci di incontrare.
  • E poi, come uno che bussa alla porta di un vecchio amico, voltai pagina e ricominciai.

 

Ebbene, cari lettori, anche questa recensione umile finisce qui! Spero di avervi incuriosito almeno un pochino. Come al solito, se vi è piaciuta la mia recensione, diffondete il verbo e commentate!

Ki ki, so so.

Brì ❤

Una vita a posto, Alice Torriani – recensione umile #7

Buon pomeriggio e ben ritrovati, carissimi lettori!

Ormai imperversa l’autunno e – sebbene io ami solamente l’estate con tutta me stessa -, sono molto soddisfatta di questo periodo autunnale, che non ci sta portando solo foglie secche e freddo, ma tantissime novità editoriali!

In questo periodo, in casa Fandango Libri, ce ne sono tantissime. L’ultima volta vi ho parlato di un saggio molto interessante (Sex Robot. L’amore al tempo delle macchine, Maurizio Balistreri – recensione umile #6), oggi invece vi parlerò di un romanzo della stessa casa editrice.

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La scorsa settimana ho avuto il privilegio di ricevere in anteprima Una vita a posto di Alice Torriani, quindi andiamo dritti al sodo!

Alice_Torriani_in_RozzanoAbout the author: Alice Torriani, classe 1984, è un’attrice e scrittrice. Si diploma all’Accademia d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, il primo debutto è a teatro con Massimo Castri in Tre sorelle, seguito da Memorie dal sottosuolo di Gabriele Lavia. Studia a Los Angeles e New York. Partecipa a numerose serie televisive tra cui Il commissario Montalbano, Tutto può succedere e Il paradiso delle signore. Nel 2015 esce il suo primo romanzo L’altra sete, edito Fandango Libri. Nel 2016 L’altra sete è scelto per rappresentare l’Italia al Festival Europeo del primo romanzo a Kiel, in Germania. Il 18 ottobre esce il suo secondo romanzo, Una vita a posto.

Trama: Giovanni Guicciardi, in arte Andrea Riis, scrittore mancato e pittore dilettante, è un uomo di mezza età, che vive i suoi giorni senza passione e senza sorprese. La moglie Lisa cerca di combattere l’incedere del tempo, come attrice di teatro (ruoli minori e anche qualche fiction); esigendo rapporti sessuali dal marito con cadenza settimanale e nessuna passione. Vige la noia matrimoniale di una vita in cui tutto è già successo, e quello che non lo è (come avere dei figli), ormai è rimpianto. Ma Andrea sente dentro di sé degni impulsi ancora vivi, che si fanno sentire anche nel desiderio di altre donne (che lui può solo immaginare di possedere). E’ proprio quando non ce la fa più, che Andrea trova un varco per un’altra dimensione, quella in cui si ritrova a vestire i panni di un chirurgo di successo, con una bella macchina, tanti soldi, e una ragazza giovane e fresca al suo fianco. Ma Andrea si rende conto che forse non è l’unico a viaggiare, e le domande iniziano a cedere il passo alla sorpresa. C’è un modo di rimanere sempre più tempo in questa vita parallela? A che prezzo?

Recensione umile: Una vita a posto indaga le pulsioni nascoste, i compromessi e la mancanza di cui l’amore è una variabile ma il sesso è la chiave di volta.

Il libro, 131 pagine divise in undici capitoli, è scritto in maniera molto scorrevole e questo rende la lettura davvero piacevole. Personalmente l’ho letto in 24h, perché amo i libri composti da capitoli brevi e scrittura fluida, questi elementi fanno sì che l’attenzione del lettore sia sempre accesa, così come la curiosità di andare avanti. E’ un tipo di scrittura diretto e pulito, senza fronzoli inutili nemmeno se si parla di sesso. E’ un tipo di scrittura che mi ha ricordato lo stile nudo e crudo del mio amato Chuck Palahniuk.

La realtà parallela in cui si ritrova Andrea, lì resta Giovanni, è una realtà composta da scelte mancate. E’ un posto dove tutti i “cosa sarebbe successo se…” prendono vita. Infatti, prima tra tutte, è la scelta di Andrea di non studiare medicina come tutti i suoi familiari, a prendere vita nella realtà parallela. Andrea si ritrova affermato, ricco, attraente, in forma, e con un’appetibile giovane ragazza. Chi rinuncerebbe a tutto questo, per tornare ad una vita noiosa e frustrante? Infatti, scegliere di tornare alla realtà diventa sempre più duro.

Non mancano elementi abbastanza inquietanti, come l’insistenza dei genitori di Melissa – la sua giovane ragazza nella vita parallela – di tenerlo con loro in casa par farne sfoggio (questa cosa mi ha ricordato tantissimo la vita parallela di Coraline di Neil Gaiman, e ho adorato!); o come il non sapere chi fossero Loro, che guardano con curiosità chi riesce a passare da una dimensione all’altra e perché. Su questo, mi sarebbe piaciuto che magari si fosse approfondito di più su l’identità di Loro; ma forse non ha importanza, perché lo scopo del libro era quello di focalizzarsi su altro (desideri, pulsioni nascoste etc), e va bene così.

Il finale è inaspettato e devo dire che l’ho apprezzato davvero tanto. Mi sono ritrovata con il libro chiuso e la bocca aperta, pensando “furbacchiona di una Torriani, ci sai proprio fare!”.

Ed è per questo che vi consiglio di leggerlo caldamente. Credetemi, è un libro di lettura piacevolmente scorrevole, senza banalità, che – una volta completato – lascia addosso un senso di inquietudine e sorpresa.

Ringrazio ancora una volta la Fandango Libri, per avermi dato la possibilità di leggere questo libro (che ho apprezzato davvero molto). Inoltre, sono del parere che dovremmo cercare di dare più spazio a questi nuovi autori Italiani, oltre ai super titoloni di sempre. Ne vale la pena!

Spero che questo articolo vi sia piaciuto, come sempre, se sì lasciate un commento e diffondete il verbo.

Un abbraccio, Brì ❤

Sex Robot. L’amore al tempo delle macchine, Maurizio Balistreri – recensione umile #6

Buon pomeriggio e ben ritrovati cari lettori!

Andiamo dritti al sodo, come avrete letto dal titolo, oggi voglio parlarvi di un altro libro uscito da poco in libreria (27 settembre). Sto parlando di un interessantissimo saggio edito Fandango Libri (collana Documenti Fandango): Sex Robot. L’amore al tempo delle macchine di Maurizio Balistreri.

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Ebbene sì, mi dispiace deludere chi dal titolo si sarebbe aspettato un romanzo rosa, ma quello di cui vi parlerò è un vero e proprio saggio riguardante il progresso dei robot e, in particolare, i sex robot.

Maurizio-Balistreri-250x250About the author: Maurizio Balistreri è ricercatore di Filosofia morale presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino. E’ membro del Centro interdipartimentale di Studi dell’Etica in ambito militare ed è stato presidente del Comitato di Bioetica del Policlinico militare del Celio di Roma. Oltre a numerosi articoli, ha scritto molti saggi sui temi di bioetica tra cui – sempre edito Fandango – Il futuro della riproduzione umana.

 

Recensione Umile:  assodato che non stiamo parlando di un romanzo fantascientifico, Sex Robot è, sostanzialmente, un libro di filosofia morale e di etica, in cui si affrontano i problemi morali legati alla produzione e commercializzazione di questi robot del sesso.

Il primo quesito che viene posto nel saggio è se sia morale avere un rapporto sessuale con un robot. La critica principale che è stata mossa riguardo alla produzione di questi sex robot è sempre legata alla morale: chi ha rapporti sessuali con i sex robot deve per forza essere una persona depravata (viziosa, immorale etc.).  Da questa prima critica, si sfocia poi ad un altro importante problema: essendo i sex robot delle macchine prive di coscienza di sé, ed essendo state ideate delle stesse che devono dire “no”, ci porta allora a pensare che chi fa sesso con un robot “non consenziente”, potrà poi voler sperimentare lo stesso su altri esseri, e quindi questo potrebbe portare ad un incremento della violenza sulle donne.

In realtà, la tesi di Maurizio Balistreri, in tutto il saggio, è quella che non bisogna avere paura dei sex robot; poiché questi non devono essere necessariamente usati solo con motivazioni criticabili (potrebbero essere usati per “sperimentare” cose nuove con giochi di coppia, o potrebbero essere usati a sostegno di disabili che hanno comunque delle esigenze sessuali etc.).

Sostanzialmente, queste bambole sono dei veri e propri giocattoli del sesso e, oggigiorno rispetto a anni addietro, vi è stato un incremento della produzione e utilizzo di sex toys. Prima magari poteva essere considerato da depravati recarsi in un Sexy Shop, ma ormai sappiamo bene che certi articoli vengono regalati anche per ricorrenze come compleanni, anniversari etc.

Un’altra critica che Balistreri cerca di confutare, è quella che associa ai sex robot l’immagine di donna-oggetto sottomesso, e che quindi – avendo i sex robot fattezze femminili – l’uomo si abitui a trattare come una “cosa” anche la donna. Questa critica, secondo Maurizio Balistreri non è attendibile, poiché vi sono anche versioni maschili per sex robot, quindi fruibili alle donne. In più, si pensa anche a creare dei robot con fattezze intercambiabili, in modo tale che questi possano non avere un genere predefinito ed essere utili in più circostanze a seconda delle esigenze.

Ma cosa dice l’utilizzo di sex robot dei nostri rapporti interpersonali? Nulla, se questi robot del sesso verranno usati in maniera saltuaria per quello che sono (dei sex toys a tutti gli effetti). Ovviamente, se un robot dovesse diventare il nostro punto di riferimento – sessualmente e non -, dovremmo iniziare ad interrogarci sulla nostra esistenza.

Per concludere posso dire che è stato davvero molto interessante avere l’opportunità di leggere questo libro. Prima di tutto perché è importante leggere anche dei saggi oltre a tanta narrativa; e poi perché – in tempi di sviluppo tecnologico – è bene tenersi aggiornati riguardo questioni che potrebbero riguardarci.

Info plus: utopia? Fantascienza? No. I Sex robot esistono sul serio! Il primo ad essere stato creato è Roxxxy, 1 metro e 70 per 27 chili, presentata il 9 gennaio del 2010: costo? Oltre 6.000 dollari, 4mila preordini di acquisto. 4mila preordini di acquisto. Dovremmo porci delle serie domande.

Cosa c’è di male a fare sesso con un robot?

 

Spero che l’articolo vi sia piaciuto e vi abbia incuriosito almeno un poco. Come sempre, commentate e diffondete il verbo!

Sayonara, Brì ❤

Elmet, Fiona Mozley – recensione umile #5

Buongiorno e ben trovati, carissimi lettori!

Dopo l’inattività della pausa settembrile, eccomi tornata con tante novità e con una nuova #recensioneumile!

Oggi voglio parlarvi di un libro uscito da poco (il 27 settembre per la precisione), edito Fazi Editore (che ancora ringrazio per avermi spedito il libro in anteprima!).

IMG_20181009_122210_760Il libro in questione è Elmet di Fiona Mozley, romanzo d’esordio dell’autrice, finalista al Man Booker Prize e selezionato come libro dell’anno da diverse prestigiose riviste.

Ma procediamo per gradi.

 20181009_115650About the author: classe 1988, Fiona Mozley nasce a York, studia a Cambridge e successivamente si trasferisce a Londra. Ha studiato storia medievale. Fiona ha cominciato a scrivere Elmet sul suo cellulare durante un viaggio tra Londra e York, dove vivono i suoi genitori. La Mozley ha infatti affermato che sono state proprio le atmosfere misteriose di York ad averla ispirata tanto.

Trama: I protagonisti principali sono Daniel, voce narrante, figlio di John e fratello di Cathy. I tre vivono in una casa ai margini di un bosco, John l’ha costruita con le sue mani per i figli, in una terra che però non gli appartiene (è di Mr Price, che tende sempre a rimarcarne il possesso). La vita di questo ristretto nucleo familiare si svolge nel quasi totale isolamento, vanno a caccia con arco e frecce, mangiano patate, hanno abitudini contadine, e vengono visti come dei selvaggi dal resto della comunità. John – il padre – però viene anche visto come un fuorilegge che si guadagna da vivere con la violenza (combatte in incontri clandestini). L’assenza della madre viene fatta notare anche nella sregolatezza in cui vivono i figli (fumano, bevono, sono vestiti in modo non appropriato etc.), ma loro sembrano non curarsene.

In questo libro la violenza assume molti aspetti, ma esplode solo nel momento in cui Mr Price decide di riprendersi la sua terra.

Recensione umile: prima di tutto, sono del parere che bisogni un attimo focalizzarsi sull’eccellente lavoro di traduzione (Silvia Castoldi ha tradotto Elmet per Fazi Editore), che molto spesso viene messo in secondo piano.

Fiona Mozley ha fatto un ottimo lavoro nel dare voce a un narratore quattordicenne, Daniel, pieno sì di interrogativi, ma di natura ben diversa da quella dei coetanei.

L’opera si apre con il giovane protagonista in fuga e alla ricerca di qualcuno, nel primo dei sei brevi capitoletti in corsivo che si svolgono quando tutto ormai si è drammaticamente concluso; mentre la narrazione più ampia prima si concentra prevalentemente sul passato del padre, spesso coinvolto in combattimenti clandestini; dopo sulle conseguenze della scelta di John di costruire la dimora sua e dei due figli ai margini di un bosco di proprietà del prepotente Mr Price.

Successivamente, vediamo il ritmo narrativo accelerare sempre di più, e il romanzo assume sfumature thriller, fino all’apice della violenza.

Si può dire che la Mozley abbia davvero iniziato col botto. Il libro (280 pagine per €18 e una bellissima copertina in pieno stile Fazi Editore) mi ha tenuta incollata alle pagine.

Mi è piaciuta anche come ne esca vincitrice la figura femminile, in un mondo di violenza subita.

 

Bene, cari lettori, spero che la mia recensione vi sia piaciuta. Se sì, commentate e diffondete il verbo. A presto! ❤

Estelle – Storia di una principessa e di un suonatore di accordìon / Massimo Piccolo

Buongiorno, readers!

Oggi voglio parlarvi di un libro che mi è stato gentilmente mandato dalla casa editrice Cuzzolin Editore.

IMG_20180804_120321_481-01.jpegCome da titolo, sto parlando di Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordìon di Massimo Piccolo. Ma procediamo per gradi!

Screenshot_20180804-123118About the author: Massimo Piccolo è uno scrittore, autore e regista. Il suo debutto cinematografico è dato da “Assolo“, recensito in maniera lusinghiera anche dalla storica rivista del settore Ciak.

Ex giornalista (ha scritto per il Corriere della Sera, Elle e Capital), fotografo (collabora con Vanity Fair) e scrittore poliedrico, ha anche scritto e diretto moniloghi teatrali.

Trama: La principessa e futura regina Estelle, figlia di re Gustav IV e Alessaija, pare aver ereditato dalla madre – oltre all’ammaliante grazia e bellezza – anche una terribile avversione alla luce del sole. Vinto dalla paura, per il folle amore che prova per sua figlia, il re decide di trasformare il castello e i suoi giardini in una fortezza dove il sole non possa arrivare in nessun modo. Per ovviare al problema della reclusione di Estelle, suo padre cerca di allietare le giornate della principessina, organizzando feste e visite al castello. Tutto sembra procedere in tranquillità, fino a quando – durante dei giorni di festa – non arrivano al castello il principe Ileardo di Hardangerfjord (datemi una medaglia, l’ho imparato a memoria!) e Juan, un suonatore di accordìon.

Recensione Umile: Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordìon è un grazioso libricino di 86 pagine, primo volume della collana I Narratori, edito Cuzzolin Editore.

Il libro è di una dolcezza infinita. Mi ha davvero colpita la dedizione di re Gustav IV nei confronti di sua figlia e – a dirla tutta – il suo cercare in tutti i modi un “sollievo” alla reclusione di Estelle, mi ha un po’ ricordato i tappeti bianchi che il barone di Carewall fa stendere nel suo palazzo, in modo tale che la sua amata figlia – Elisewin – non fosse spaventata dai suoi stessi passi (Oceano Mare, Alessandro Baricco, ndr.). Premure e accortezze che un padre ha per la propria figlia, sono certamente le cose che mi colpiscono molto. Ho apprezzato l’assoluta dedizione di Gustav IV nei confronti di Estelle, anche per quanto riguarda la scelta del futuro sposo (scelta lasciata nelle mani di Estelle).

Come detto in precedenza, la lettura è davvero molto fluida, mai noiosa, anche perché la scrittura di Massimo Piccolo risulta davvero ironica (anche io voglio un Cusumiello che mi versi da bere a random!) e piacevole.

Tra i principali protagonisti, oltre al re e ad Estelle, ovviamente, troviamo il principe Ileardo di Hardangerfjord e Juan il suonatore di accordìon. Ad essere sincera, inizialmente ero dalla parte del belloccio e conquistatore principe Ileardo, perché un po’ ero infastidita dall’insistenza di Juan… mi sono dovuta ricredere!

Quando Juan suona il suo accordìon, mi è venuta alla mente la parte in cui Flora, Fauna e Serenella de La bella addormentata nel bosco, addormentano tutto il regno per non far scorgere l’assenza della principessa Aurora. Dettaglio che mi è piaciuto tantissimo!

Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordìon è una fiaba-non-fiaba, in cui manca il classico finale in stile “e vissero tutti felici e contenti”. Finale davvero inaspettato e particolare.

Insomma, io ho adorato questa storia e credo ci starebbe benissimo anche una bella versione Disney!

Spero di avervi incuriosito un pochino, e che diate una possibilità a questa storia, accantonando (giusto il tempo di 86 pagine) i soliti titoloni triti e ritriti che girano su instagram.

Fatemi sapere cosa ne pensate! Se invece siete autori emergenti o case editrici, contattatemi alla mail brigida.bocchetti8@gmail.com!

Blocco del lettore – cos’è e come uscirne

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Bentrovati, readers!

Chi mi segue abitualmente saprà che – purtroppo – è da un po’ che non riesco a toccare libro.

A inizio Luglio mi ero prefissata una #TBR del mese ( Luglio, col bene che ti voglio! #TBR~ ) ma, non solo è stato un flop con i libri scelti, non sono riuscita a leggere nient’altro!

Inizialmente credevo fosse solo un periodo dovuto al forte stress causato dagli esami universitari ed altri impegni; pensavo sarebbe passato in poco. Ho sempre letto 6/7 libri al mese e, quando questi sono diventati 3/4, non mi sono preoccupata. A luglio, però c’è stato un veloce declino che mi ha portato a quota zero libri per questo mese, cosa che non mi succedeva da quasi due anni!

Ma cos’è il blocco del lettore? Le cause di questo problema possono essere molteplici: un periodo troppo impegnativo, un momento di troppo stress, la scarsa voglia di leggere causata da fattori quali il troppo caldo, la troppa stanchezza e così via.

In questo periodo ho provato ad indagare dentro di me, per scoprire motivazioni profonde, ma sono arrivata alla conclusione che – semplicemente – ho ceduto alla stanchezza mentale. Ho passato un periodo di forte stress psicologico, e ho sentito di aver tirato molto una corda nella mia testa… fino a quando questa si è spezzata e ho detto stop.

Cosa fare? Le soluzioni sono molteplici ma, ahimé, sono tutte soggettive.

Sforzarsi è inutile. Non cercate a tutti i costi di leggere. Peggiorereste la situazione, allontanandovi di più dalla lettura;

Letture condivise. Provate a leggere un libro con qualcun altro. Questo – sempre senza forzare la mano sul vostro ritmo, per stare dietro all’altra persona – potrebbe spronarvi a leggere.

Racconti brevi. Procedete a piccoli passi! Se siete nella fase del blocco del lettore, provare a tutti i costi a leggere un libro di 500 pagine potrebbe risultare avvilente. Provate con brevi racconti (con me ha funzionato).

Staccate la spina. Semplicemente, se la voglia di leggere manca, rilassatevi e dedicatevi ad altro (uscite, serie tv ecc ecc). Non avvilitevi!

Spero che questo articolo possa esservi utile. Fatemi sapere se anche voi avete passato il periodo del blocco del lettore e come avete fatto ad uscirne!

Sayonara~ ❤

L’angolo dell’emergente – Alessandro Ebuli, Incastri distanti

Buon giorno e ben trovati, carissimi lettori!

Oggi – come si evince dal titolo – non vi parlerò né di recensioni umili né di #TBR (quella di luglio –Luglio, col bene che ti voglio! #TBR~ – procede davvero molto a rilento!), ma piuttosto di un angolino su questo blog, che voglio interamente dedicare agli autori emergenti !

Veniamo al dunque: oggi parliamo di Alessandro Ebuli e il suo ultimo romanzo Incastri distanti.

ebuliChi: Alessandro Ebuli inizia a cimentarsi con la scrittura sul finire degli anni novanta. Le prime composizioni sono poesie, due delle quali “Fino alla fine del mondo” e “L’amico di tutti” vedono la pubblicazione rispettivamente nel 2001 e nel 2002 all’interno di due antologie letterarie curate da due importanti premi letterari della sua zona, Il Golfo e Borgo Ligure.

Nei successivi anni continua a scrivere ed inizia a collaborare con alcune riviste musicali on line, tra le quali musictarget.it,  accordo.itstoriadellamusica.itenglishfor.itilvoloweb.it.

Continua a scrivere numerose poesie, fino ad agosto 2016, quando viene pubblicata la prima raccolta dal titolo Sotterraneo, comprendente trenta composizioni, a cura di ERETICA Edizioni. In Sotterraneo sono presenti anche le due poesie già pubblicate negli anni 2001 e 2002. La raccolta partecipa al concorso letterario “Premio internazionale Cinque Terre – Sirio Guerrieri 2016/2017” e viene premiata con medaglia e menzione di merito. Nel 2017 ERETICA Edizioni pubblica la prima raccolta di racconti dal titolo Le dieci stanze. Il libro si presenta come una raccolta a tema, nel quale viene affrontata la tematica dei diversi stati d’animo che ogni individuo porta celati dentro di sé, che solo in alcuni casi si rendono manifesti. All’interno del libro è evidente un riferimento alla figura del padre in rapporto al figlio, riscontrabile in numerosi racconti.

Copertina Cosa:  Incastri distanti esce il 3 giugno scorso. Si tratta di una raccolta di dieci racconti, la maggior parte dei quali ispirati a fatti di cronaca realmente accaduti, rivisti per contesto e personaggi in chiave romanzata. Nello specifico, l’autore ha scelto di costruire delle storie riadattate attraverso una personale interpretazione, inventando nuovi personaggi o citando esplicitamente alcuni dei protagonisti reali. Si tratta di: l’attentato dell’undici settembre 2001 a New York, la strage di Bologna del 1980, l’abbattimento del volo Itavia sui cieli di Ustica, la straziante morte di Alfredino Rampi, la morte di Maria Letizia Berdini, prima vittima del lancio di sassi in autostrada nel 1996, l’omicidio di Marta Russo all’università La Sapienza a Roma del 1997, la morte del piccolo Nicholas Green su un’autostrada della Calabria, la morte del chitarrista cantante Jeff Buckley. Inoltre, vi sono due storie di totale invenzione: una in merito al problema dell’anoressia, l’altro riguardo un musicista donnaiolo che si trova a combattere con se stesso nel tentativo di scacciare i propri demoni e le proprie dipendenze da alcool e stupefacenti.

Come: Incastri distanti ha un totale di 118 pagine – lo trovate su Ibs. per un prezzo di € 13.00 -, ed è molto scorrevole (il ché si è rivelato utilissimo per il blocco del lettore che mi attanaglia da qualche settimana). Funzionale alla scorrevolezza, anche la suddivisione in racconti (non sono racconti molto lunghi), quindi il libro si legge molto velocemente. Come vi sarete già resi conto, tutti questi racconti – alcuni reali, alcuni totalmente di fantasia – hanno qualcosa in comune che li lega: il dolore. I racconti non si perdono in frivolezze, lo scrittore – infatti – va subito al dunque, senza perdersi in troppi dettagli inutili o contestualizzazioni eccessive. Ho apprezzato molto che siano stati trattati argomenti – parlo dei fatti di cronaca realmente accaduti – che per la maggior parte sono finiti un po’ nel dimenticatoio, anche se non ho molto apprezzato il racconto – di totale invenzione – con tema anoressia. Credo che certi temi siano un po’ troppo delicati per essere ridotti a brevi racconti – ma questo è un mio umile parere personale -; così come non ho molto apprezzato l’incipit un po’ troppo costruito: mi è subito venuto da pensare “chi è che al giorno d’oggi si esprime in questo modo?”.

Comunque, in generare, sono del parere che questi racconti siano più che un semplice romanzare fatti di cronaca, bensì vere e proprie riflessioni sull’animo umano, sulla percezione che abbiamo del dolore e – magari – su quello che sarebbe potuto succedere se le cose fossero andate diversamente.

Insomma, non è una raccolta di racconti fine a se stessa, ma ha come scopo il lasciar riflettere. Ed è proprio questo lasciar riflettere ad essere molto importante, specialmente in un momento come quello che l’Italia e il mondo in generale sta vivendo. Bisogna guardare al passato e riflettere, cercare di migliorare il presente, per non dover incappare poi in futuro in altri “e se...”

 

Spero che questo piccolo Angolino dell’emergente vi sia piaciuto! Oltre a consigliarvi il libro, mi farebbe piacere uno scambio di opinioni: lo avete letto? Pensate di farlo? Cosa ne pensate delle tematiche trattate?

Se invece siete degli autori emergenti, potete contattarmi al mio indirizzo email: brigida.bocchetti8@gmail.com 🙂

A presto! ❤